Il primo banco di prova della Fibercop wholesale only si trasforma in un caso politico-regolatorio. A poche settimane dalla pubblicazione dei listini del 15 aprile, il fronte degli operatori si compatta contro la società della rete, accusata di avere usato la deregolazione concessa dall’Agcom non per aprire mercato, ma per alzare i prezzi dove resta più forte.

La lettera ad Agcom

A quanto verificato dal Sole 24 Ore, Fastweb+Vodafone, Wind Tre, Iliad e Sky Italia hanno inviato una lettera ad Agcom. Una missiva dura nei toni e pesante nelle conclusioni. Gli operatori parlano di «gravissime criticità» e di aumenti «estremamente elevati e ingiustificati». Ma soprattutto contestano il principio: Fibercop è il primo ex incumbent europeo ad avere ottenuto un alleggerimento degli obblighi presentandosi come soggetto neutrale, separato da Tim e attivo solo all’ingrosso. Ora, secondo i concorrenti, i listini dimostrerebbero che gli incentivi anticoncorrenziali non sono spariti.

Il passaggio centrale del documento va ben oltre la contestazione dei prezzi. Gli operatori sostengono infatti che «i prezzi pubblicati da Fibercop dimostrano che le preoccupazioni sollevate dal mercato erano effettivamente fondate» e che i rischi derivanti dall’allentamento degli obblighi regolatori «si stanno già materializzando».