Gli aumenti dei prezzi di FiberCop per la rete all’ingrosso, già giudicati insostenibili da Tim, spingono l’operatore storico italiano alle vie legali: Tim ha presentato ricorso d’urgenza ex art. 700 al Tribunale di Milano contro i nuovi listini chiedendo l’applicazione delle tariffe pattuite nel Msa del 2024 e la sottomissione del nuovo schema alla verifica ex ante di Agcom.FiberCop difende gli aumenti come adeguamento “amichevole” a costi e inflazione — restando tra i wholesale più bassi d’Europa — e nega effetti sospensivi del ricorso sulla procedura Agcom, rivendicando la correttezza del proprio operato. Tim, che già paga poco meno di 2 miliardi di euro l’anno e stima decine di milioni di costi aggiuntivi annui, contesta la deroga ai prezzi e sconti-volume fissati nell’Msa.La prima udienza è attesa a inizio luglio, ma l’ultima parola spetterà all’Agcom, da cui è atteso il via libera ai rincari per settembre. Il nodo nasce dal nuovo status di FiberCop come operatore wholesale-only (come Open Fiber), che ne ha modificato il percorso regolatorio.Tim contro Fibercop sui nuovi listini wholesaleIl ricorso “non comporta alcun blocco della procedura pendente davanti ad Agcom per l’approvazione dei listini, né l’imposizione di condizioni economiche, la cui definizione rientra nella competenza esclusiva dell’Autorità”, ha fatto sapere FiberCop.FiberCop ha anche ricordato che i giudici hanno già rigettato, in prima battuta, la richiesta di provvedimenti inaudita altera parte, “in quanto la ricorrente non ha motivato perché non possa servirsi dell’autotutela contrattuale”. La società della rete all’ingrosso presenterà le proprie memorie difensive entro i termini fissati dal giudice, evidenziando la piena correttezza del proprio operato e la totale infondatezza dell’azione proposta da Tim, affermano i legali della NetCo.Da parte sua Tim, secondo fonti legali vicine al dossier sentite da Ansa, sostiene che è FiberCop a dover compiere tutti gli adempimenti necessari a rendere efficaci le previsioni dell’Msa sui prezzi, inclusa appunto la loro sottoposizione alla verifica ex ante dell’Agcom, come Tim ha chiesto al giudice.Il listino presentato dalla società della rete, precisano le stesse fonti, non sarebbe infatti un prezzo regolato, ma un prezzo determinato autonomamente da un soggetto privato e come tale soggetto a una verifica di equità da parte dell’Autorità. Dal punto di vista di FiberCop, invece, “il Master Service of Agreement sancisce, e non potrebbe essere altrimenti, che i prezzi regolati si applicano anche a Tim”. Quanto all’ordinanza, le fonti legali di Tim precisano che il tribunale non avrebbe rigettato il ricorso ma chiesto a Tim alcuni chiarimenti — tra cui le ragioni per cui non possa ricorrere a strumenti di autotutela contrattuale, la misura dell’impatto economico-finanziario a sostegno della richiesta cautelare e i motivi per cui non possa rivolgersi direttamente all’Agcom. Chiarimenti che Tim depositerà nei termini, in vista dell’udienza fissata per l’inizio di luglio.Intermonte: gli aumenti di prezzo devono riflettersi nel retail“A metà aprile FiberCop aveva pubblicato i nuovi listini wholesale per i servizi in fibra: i prezzi Fttc e rame sono previsti in aumento dell’8.8% a fine 2026 (allineamento ai costi Agcom e recupero inflazione anni precedenti), mentre i prezzi Ftth dovrebbero diminuire, con l’obiettivo di accelerare la migrazione rame-fibra. I nuovi prezzi, subordinati all’approvazione Agcom, entreranno in vigore dal 15 settembre”, scrive Intermonte ripercorrendo le tappe della vicenda.“Se da un lato il nuovo listino dovrebbe favorire una migrazione più rapida da rame a fibra — aumentando la visibilità sui ricavi wholesale di FiberCop nel lungo periodo e supportando il piano di investimenti residuo (circa 3 miliardi di euro) —, dall’altro andrà garantita la possibilità per gli operatori retail-only come Tim di trasferire questi aumenti anche sui clienti finali. In questo contesto assume particolare rilevanza la richiesta di Tim di una verifica ex ante della replicabilità delle nuove tariffe regolate per gli operatori retail, prima della loro approvazione da parte di Agcom”.Appello alla coerenza normativaGià di recente Pietro Labriola, amministratore delegato di Tim, aveva scritto, in una lettera su Milano Finanza, che l’aumento dei prezzi wholesale di FiberCop non viene correttamente trasferito lungo l’intera catena del valore.“Presentare l’aumento dei prezzi wholesale di Fibercop come una vittoria industriale o come un ‘regalo di ossigeno ‘per il mercato significa scambiare un problema per una soluzione. È come prendere il fumo per un segno di potenza: in realtà è il preludio di un guasto”, afferma Labriola.Nel mercato delle telecomunicazioni, infatti, a differenza di energia e gas, non esiste un meccanismo tariffario di tipo RAB che consenta agli operatori al dettaglio di recuperare automaticamente i maggiori costi a monte, soprattutto nei segmenti B2B ed Enterprise.“Nei settori energetici la regolazione riconosce e remunera il capitale investito e prevede meccanismi di copertura dei costi infrastrutturali; nel mercato retail delle telco invece gli operatori sono vincolati da contratti già sottoscritti, obblighi di trasparenza, limiti alle modifiche unilaterali delle condizioni economiche e da una forte pressione concorrenziale. Pensare che ogni incremento dei listini wholesale possa essere semplicemente girato al cliente finale significa ignorare il funzionamento concreto del mercato consumer delle telecomunicazioni”, ha indicato Labriola facendo appello alla coerenza normativa: “autorizzare aumenti all’ingrosso senza consentire un corrispondente adeguamento dei prezzi al dettaglio – una modifica respinta dall’Agcom due anni fa – genera una posizione asimmetrica difficilmente giustificabile”.Naturalmente va compresa l’esigenza degli operatori infrastrutturali come FiberCop di ottenere un’adeguata remunerazione del capitale investito, ha proseguito l’AD di Tim. “Ma proprio per questo la questione non può essere affrontata solo a monte: va adeguata tutta la filiera. Altrimenti si crea un’asimmetria regolatoria difficile da giustificare”.Labriola: “Filiera verso il punto di rottura”Insomma, con l’aumento dei prezzi wholesale di FiberCop, gli operatori, stretti tra aumenti a monte che non possono trasferire e aumenti a valle non adeguatamente remunerati, perdono ulteriore equilibrio economico. “Comprimere margini già fragili non rafforza la filiera ma la porta al punto di rottura”. Questo per Tim è “un problema industriale”, sottolinea Labriola.Se si vuole davvero intervenire sulla struttura economica del settore, occorre avere il coraggio di consentire anche una reale differenziazione della qualità dei servizi: “Non si può chiedere agli operatori di investire in reti, resilienza, assistenza, sicurezza e prestazioni superiori e nello stesso tempo comprimere ogni differenziazione introducendo offerte percepite come indistinguibili e concorrenti quasi esclusivamente sul prezzo”, afferma l’AD di Tim.E, se si ha il coraggio di approvare un aumento dei prezzi wholesale, occorre avere lo stesso coraggio anche nel consentire un coerente adeguamento dei prezzi retail.
Tim contro Fibercop: il nodo dei prezzi wholesale in Tribunale
Tim chiede di imporre a Fibercop l'applicazione delle tariffe wholesale dell'Msa del 2024 e che il nuovo listino sia sottoposto ad Agcom.







