L'avvio dei saldi estivi in Sardegna il prossimo 4 luglio rappresenta un momento di verità cruciale per il variegato tessuto del commercio moda nel Nord dell'isola, un comparto trainante che conta oltre 1.200 punti vendita, esprime circa il 24% delle imprese attive totali del territorio e garantisce il sostentamento di un bacino occupazionale stimato tra i 2.160 e i 2.640 addetti (su un totale regionale che oscilla tra gli 8.100 e i 9.900 lavoratori). La data di inizio, posizionata nel cuore della stagione estiva, agisce tuttavia in modo profondamente asimmetrico sui due poli geografici ed economici di un mercato fortemente polarizzato e caratterizzato per oltre l'85% da micro-imprese a conduzione familiare o con al massimo 1 o 2 dipendenti.

Da un lato l'area di Olbia e della Gallura, dominata dal segmento del lusso e dalle boutique d'alta moda legate al turismo internazionale (la spesa estera supera i 2 miliardi a livello regionale), dove la redditività aziendale non si basa sui volumi ma su altissimi margini e sull'esclusività del servizio. Dall'altro lato l'area di Sassari e il suo hinterland, dove i saldi del 4 luglio sono il motore indispensabile per intercettare i consumi dei residenti. In questi poli commerciali si registrano i valori più alti di concentrazione occupazionale (fino a 3-4 lavoratori medi per azienda), trainati dal regno delle grandi catene e del Fast Fashion (macro-settore dell'abbigliamento che assorbe il 65% delle oltre 1.200 imprese totali). In questo segmento la rotazione rapidissima degli stock è vitale: i volumi di vendita altissimi generati dagli sconti compensano la compressione dei margini, permettendo di svuotare i magazzini in vista dell'autunno.