Un’impresa del commercio su sei. È quanto ha perso la Sardegna negli ultimi dieci anni, con il commercio al dettaglio che segna un calo superiore al 20%. Solo nel 2025 il saldo tra nuove iscrizioni e cessazioni nel settore resta negativo di oltre mille imprese. Una flessione che si concentra in particolare nei centri storici delle città sarde, dove negli ultimi tredici anni gli esercizi di vicinato — alimentari, abbigliamento, edicole, ferramenta — sono diminuiti di circa il 13%, mentre cresce il peso di bar e ristoranti, segno di una trasformazione del tessuto urbano che non garantisce gli stessi servizi essenziali ai residenti.

A pesare su questo scenario contribuiscono anche fattori strutturali: l'invecchiamento della popolazione sarda, con un tasso di natalità quasi dimezzato in vent'anni, e la crescita dell'e-commerce, che a livello nazionale ha più che raddoppiato il proprio valore in pochi anni, sottraendo ulteriori quote di mercato al commercio fisico di prossimità. «Di fronte a numeri di questa portata, le risorse stanziate dalla Regione con il disegno di legge di variazione di bilancio (DL 203) per i contributi alle imprese commerciali sono un segnale positivo ma del tutto insufficienti», dichiara Sandro Guiso, direttore regionale. «Parliamo di poco più di 4 milioni di euro per il 2026, una cifra che non è in grado di intervenire in modo significativo su un fenomeno che riguarda migliaia di attività in tutta l'Isola».