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“L’architettura c’interroga sui limiti del possibile. Contemplare un’architettura brutalista permette di entrare in contatto con lo spazio, ma anche con il tempo. Con la nostra concezione di ideale e con un’infinità di futuri possibili, utopici o dispotici”. Fare fantascienza con il passato, con utopie concrete come le architetture del movimento brutalista. Gli autori raccontano per frammenti un’infelicità esistenziale congenita, una solitudine interiore agghiacciante, scegliendo un’ambientazione distopica: l’Unione Sovietica non è mai crollata, e anzi ha creato la prima base lunare. Un botanico assicura la supervisione delle sperimentazioni di serre, coadiuvato da un sistema d’intelligenza artificiale. L’oppressione dispotica è totale e il divorzio dalla moglie accresce la solitudine in maniera esponenziale. I frammenti delle lezioni di architettura della donna creano una dimensione razionale quasi da documentario, mentre per il protagonista sono un nutrimento psichico nostalgico. Suggestiva e molto piacevole alla lettura, _Luna brutalista _parla della solitudine contemporanea trasponendo il tutto in un futuro che veicola gli elementi più alieni del presente e soprattutto del passato. Gli autori abbinano stupendamente gli opposti (natura e il binomio tecnologia/architettura) e Canestrari eccelle nel creare con la matita un invisibile delicato, impalpabile. Quello dell’anima. Francesco Boille