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«Ogni progetto è una selezione crudele tra possibilità infinite». Nelle parole di Stefano Boeri, l’architetto e urbanista ideatore del complesso residenziale Bosco Verticale inaugurato a Milano nel 2014, c’è forse la definizione più intensa dell’architettura contemporanea: un equilibrio instabile tra immaginazione e limite, tra ricerca e materia, tra utopia e responsabilità. Ed è proprio in questa tensione “folle e appassionante” che prende forma un’idea di città come ecosistema fluido, condiviso tra esseri umani, natura e biodiversità. Un modello - quello dell’edificio “vivente” che muta e cresce come gli alberi e arbusti distribuiti sui balconi - che, concepito come “una provocazione”, è capace oggi di parlare tanto a Milano quanto al Sud Italia, dove il rapporto tra città, vegetazione e clima è da sempre più stretto che in molte metropoli nord-europee.È da questa visione che ha preso avvio all’Istituto Italiano di Cultura di Amsterdam la presentazione del volume “Bosco Verticale, Morphology of a Vertical Forest” (Rizzoli, 2025), promossa dall’Ambasciata d’Italia nei Paesi Bassi e dallo studio Stefano Boeri Architetti. Una realtà progettuale, quest’ultima, che ha sviluppato un’identità forte e riconoscibile per il suo approccio integrato e multidisciplinare che spazia dall’architettura al design, con una costante attenzione alle implicazioni geopolitiche e ambientali dei fenomeni urbani.