L’archistar Stefano Boeri si dice «abituato» a veder ripreso il suo Bosco verticale di Milano, quando si parla di futuro e modernità. Ma che campeggi nel piano postbellico per Gaza voluto dal presidente Trump lo considera «un’orrenda e violenta proiezione di un futuro inaccettabile e perverso». È il settimo edificio più instagrammato d’Italia, compare anche in pubblicità per bambini e in Dylan Dog, ricorda. «La mia idea di una nuova armonia tra natura e città radicata nella storia può essere declinata in più modi, è uno dei progetti più copiati e non abbiamo voluto mettere il copyright perché riteniamo questo possa avere un’utilità sociale, ma è incompatibile con la visione aggressiva e paranoica di questo piano che dà per scontata la deportazione degli abitanti» dice Boeri al Corriere. «È paradossale ritrovarsi a essere una fonte di ispirazione per questa aberrazione. Il mio Bosco verticale ha dimostrato di saper ospitare non solo case per ricchi ma edilizia sociale in affitto — ci sono due casi in Olanda e uno in Cina —, è l’emblema del 7° Obiettivo di sviluppo sostenibile dell’Onu per realizzare città sostenibili, un’idea lontanissima da quanto prospettato in questo piano».