«Audacia ribellione velocità. Vite strabilianti dei futuristi italiani» è il nuovo saggio di Giordano Bruno Guerri pubblicato da Rizzoli in libreria da martedì 25 novembre. È la ricostruzione dell’esplosione e della dinamica di quel cataclisma totale - artistico, politico, di costume - che fu il futurismo, la più importante creazione culturale italiana dopo il Rinascimento. Partendo dal contesto, dall’Italia e dall’Europa di inizio Novecento, dal passato che i futuristi sentivano come gabbia e fardello, dal genio rivoluzionario del fondatore, Filippo Tommaso Marinetti, che raccolse attorno a sé e al suo Manifesto del 1909 le energie più vivaci dell’epoca, in Italia e nel mondo. Di seguito, per gentile concessione dell’autore e dell’editore, pubblichiamo un estratto del paragrafo «D’improvviso, un genio».
I futuristi, Marinetti per primo, non disprezzavano affatto il genere femminile. Consideravano le donne le migliori alleate – consapevoli o meno – per scardinare le regole della società borghese e passatista. Auspicarono il suffragio universale, con considerevole anticipo rispetto al 1946, e proposero un nuovo diritto di famiglia che avrebbe escluso la superiorità gerarchica del marito, oltre a introdurre il divorzio, da rendere sempre più facile, fino a ottenere «l’avvento graduale del libero amore».








