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17 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 7:42
Ogni 17 febbraio, la memoria del rogo di Campo de’ Fiori restituisce alla commemorazione collettiva la figura di Giordano Bruno come martire del libero pensiero. Definizione paradossalmente sacrosanta, ma riduttiva. Bruno appartiene a una costellazione più antica, quella degli iniziati alla visione dei mondi infiniti e invisibili, dei visionari in cerca del segreto dell’ordine cosmico. La sua mole intellettuale non può essere contenuta nelle dimensioni di un santino laico, una cristallizzazione iconica che diminuisce l’importanza del suo maestoso progetto sapienziale.
La sua ricerca non fu meramente speculativa, non fu mera proclamazione dell’infinità dei mondi. Il suo fu immane sforzo operativo. Durante la sua breve permanenza di sei mesi nel 1588 a Praga, esattamente nella Praga “magica” amata da Angelo Maria Ripellino, Bruno consegnò a Rodolfo II, il sovrano patrono degli alchimisti, tre sigilli in cui aveva racchiuso una potente sapienza esoterica, cercando di restituire in complesse figure geometriche il continuo movimento della creazione divina. Sigilli collegati allegoricamente a tre figure divine (Apollo, Minerva e Venere), simboli archetipici di tre energie viventi (Mente, Intelletto e Amore).








