«Felice chi è diverso essendo egli diverso. Ma guai a chi è diverso essendo egli comune», ammoniva profeticamente molti decenni fa un poeta come Sandro Penna. Ecco, oggi il tema non è tanto quello sessuale, a cui Penna in primo luogo si riferiva, quanto la necessità esistenziale – proprio per vivere, prim’ancora che per es refelici, obiettivo fin tr po ambizioso, come si s di costruire e difendere gli spazi di autentica di renza. Senza cercare l’accettazione di chicchessia, senza chiedere che qualche occhiuto guardiano ci conceda un lasciapassare, senza elemosinare dai tenutari di media e cultura «ufficiali» nessuna patente di ammissibilità. Anzi, rifiutando la legittimità delle «cupole» politicamente corrette, respingendo il loro diritto di ammetterci o di escluderci dal perimetro dell’accettabile, negando in radice a chiunque – quando si tratta di libertà di pensiero e parola –ruoli da giudice, anzi da (peraltro autoproclamata) Corte di Cassazione. E la destra che deve fare? Deve svegliarsi e combattere con armi nuove una difficile battaglia culturale.