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Da quasi due anni ormai tra gli scranni parlamentari circola una voce, che passa di bocca in bocca con gravità, a dare il senso della grande posta politica in gioco alle prossime elezioni. Giorgia Meloni punta alla presidenza della Repubblica. Un segreto mal custodito che Matteo Renzi mesi fa non solo ha squadernato in pubblico, ma reso la ragione fondante del suo ritorno al centrosinistra. “Alla prossima legislatura si vota per il Quirinale, io non voglio presidente La Russa o Lollobrigida o anche Meloni, perché potrebbe essere questa la sua idea per i pieni poteri”, diceva in tv l’ex premier il 2 luglio del 2025. È lo scenario di cui si parla oggi.

Il dato su cui questo scenario si fonda è anzitutto anagrafico: la leader di Fratelli d’Italia il prossimo gennaio compie 50 anni, l’età minima prevista dalla Costituzione. E il secondo mandato di Sergio Mattarella scade nel 2029. In mezzo, ci sono elezioni politiche destinate a decretare chi darà le carte nella scelta del nuovo capo dello Stato. E che sia questa la vera posta in gioco, ha deciso di esplicitarlo qualche giorno fa Meloni in persona. Proprio lei che a gennaio a domanda esplicita rispondeva di non ambire “a salire di livello”. E scherzava: “Il Quirinale? Non so perché non mi proponete mai di andare a lavorare con Fiorello”. Risposte di cui allora nessuno si era stupito, perché la prima regola degli aspiranti alla più alta carica dello Stato è non rivelare di aspirare o desiderare o essere disponibili: chi si espone, viene bruciato. Ne sa qualcosa Mario Draghi, che per aver risposto a identica domanda “sono un nonno al servizio delle istituzioni” (una dichiarazione di esplicita disponibilità, invece di un più furbo sottrarsi) fece partire anzitempo le manovre di chi voleva sbarrargli la strada.