ROMA Una telefonata allunga la vita, recitava un vecchio spot anni '90. Ma a quanto pare non allargherà il perimetro del centrodestra, perché Giorgia Meloni non sembra aver alcuna intenzione di alzare la cornetta e comporre il numero di Roberto Vannacci. All'offerta/provocazione del leader di Futuro Nazionale - «se vuole, mi chiami pure» - la premier risponde picche, ricalcando il teorema dell'ex pupillo di Matteo Salvini «utile idiota della sinistra». E non è tutto. Dopo aver metabolizzato la batosta del referendum sulla giustizia, la presidente del Consiglio sembra convinta di avere di nuovo il vento in poppa e di poter bissare il prossimo anno a Palazzo Chigi. Con una maggioranza che, complice la legge elettorale in cantiere, potrebbe consentire al centrodestra di dare le carte nell'elezione del Presidente della Repubblica, il Sacro Graal della prossima legislatura. Lasciando «cadere l'ultimo tabù»: un Capo dello Stato «non di sinistra», l'obiettivo che Meloni ha in testa.
Il generale vuole distruggere Ma procediamo per gradi, unendo i puntini del ragionamento della premier. Intervistata ieri da Nicola Porro per 10 minuti, Meloni non si mostra impressionata dai sondaggi che danno il partito del generale in volata, con numeri a doppia cifra. «La politica non è mai aritmetica», torna a ribadire lasciando intendere che non è sommando o sottraendo voti di Fn che si vince o perde la partita. «Difficilmente puoi costruire qualcosa con qualcuno che palesemente vuole solo distruggere - punge la leader di Fdi - Non mi pare che ci sia grande differenza tra il movimento dell'onorevole Vannacci e tutti gli altri partiti di opposizione. Votano come la sinistra, vogliono mandare a casa il governo esattamente come la sinistra, parlano solo contro di noi tutto il giorno esattamente come la sinistra. Ieri avevamo Schlein, Conte, Bonelli, Renzi, Gruber e compagnia cantante. Oggi abbiamo Schlein, Conte, Bonelli, Renzi, Gruber, compagnia cantante e Vannacci. Quindi ne prendo atto». Il generale che sui grandi temi, lascia intendere Meloni, è solo chiacchiere e distintivo. A partire dalla cosiddetta remigrazione, ormai assurta a tormentone. «Che cos'è? Per come la interpreto io, sono i rimpatri volontari assistiti. Già li facciamo - puntualizza Meloni - Vuol dire che mi metto d'accordo con questi migranti per rimandarli a casa, perché è volontario. Lo fa lo Stato italiano, lo fa l'Unione Europea, lo fa l'Unhcr: lo fanno tutti. Il problema ce l'hai con quelli che non se ne vogliono andare e lì diventa chiaramente un tantino più complesso». E non lo risolvi certo con un «lo faccio io perché sono io», mette in chiaro la premier. Che rivendica di aver già fatto l'impossibile per contrastare l'immigrazione irregolare, con gli arrivi «giù dell'80%», e il cambio di passo impresso in Europa: «Il nuovo regolamento rimpatri è stato venduto come remigrazione, ma è la mia remigrazione anche se nessuno ne parla», si toglie il sassolino dalla scarpa. A decidere il prossimo anno se Meloni meriterà il pollice in su o il pollice verso «saranno solo gli italiani». E la posta in gioco delle elezioni politiche 2027, conferma di fatto la leader di Fdi rispondendo senza esitazione alla domanda sul Colle, va ben oltre Palazzo Chigi: punta dritto al Quirinale. Obiettivo eleggere un Capo di Stato di centrodestra perché chi non è di sinistra «non è figlio di un dio minore, ha gli stessi diritti» e quindi può legittimamente puntare al Colle più alto. Sarebbe la chiusura del cerchio, quello che alcuni definirebbero lo sdoganamento definitivo della destra e che lei vede invece come l'affermarsi «di una cosa banalissima». Che manderebbe tuttavia nel pallone, si dice convinta Meloni, «un certo establishment, che esiste», e il rospo da ingoiare «sarebbe terribile». Detto ciò, mette in chiaro Meloni, non è con l'obiettivo di vincere le prossime elezioni che la maggioranza sta cambiando la legge elettorale. Lo Stabilicum «non favorisce nessuno, favorisce gli italiani». A osteggiarla, insiste, sono «quelli che non hanno mai vinto le elezioni» e che vogliono continuare ad andare al governo con i «giochi di palazzo». Che a lei, assicura in piena modalità campagna elettorale, non sono mai riusciti. In casa e fuori confine. Ed ecco le scaramucce con Donald Trump. «Non sono antiamericana oggi e non ero inginocchiata ieri - dice Meloni tornando sul braccio di ferro col tycoon - Credo in un occidente più forte, soprattutto se capace di restare unito e questo l'ho sempre creduto, ieri e oggi. Sono anche una persona franca. E i rapporti solidi si fondano anche sulla franchezza». Detto ciò, «sono anche una persona che non si fa mancare di rispetto da nessuno», scandisce con orgoglio la premier, ricalcando un registro che sui social ha fatto schizzare i suoi follower. Obiettivo ottenere lo stesso risultato alle urne. Il Colle chiama.













