Il superiore generale che ha portato la Fraternità alla rottura con Prevost: "Servivano nuovi presuli"
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Lo scisma parla francese ma ha il volto del riminese don Davide Pagliarani. Il superiore generale ha portato la Fraternità San Pio X alla rottura di ieri e nell'omelia ha menato fendenti contro Roma, accusata di parlare una lingua diversa da quella della fede. Ergendosi a più papista del Papa, Pagliarani ha detto di non volerlo vedere più «umiliato, messo sullo stesso piano dei falsi pastori». Le stesse motivazioni di monsignor Marcel Lefebvre che per giustificare le consacrazioni del 1988 accusò il Vaticano di considerare ormai come unica verità «lo spirito del Concilio e di Assisi».Trentotto anni dopo, dunque, tra Ecône e Roma si è ritornati al punto di partenza come in un drammatico gioco dell'oca. La cerimonia di ieri ha polverizzato del tutto gli sforzi per la riconciliazione partiti con il Grande Giubileo del 2000 grazie soprattutto al cardinale Darío Castrillón Hoyos e poi rafforzati da Benedetto XVI con la la rimozione delle scomuniche nel 2009. L'epilogo di ieri era scritto sin dal 2018, anno dell'elezione di Pagliarani.Come riporta al Giornale un fuoriuscito dalla Fraternità, la scelta del capitolo generale ricadde sull'italiano proprio per bocciare definitivamente la possibilità di accettare un percorso di regolarizzazione canonica con Roma. Questa era la soluzione a cui non era ostile il suo predecessore, monsignor Bernard Fellay.Passerà alla storia come l'uomo della rottura, ma Pagliarani non è il più oltranzista dei lefebvriani e lo ha dimostrato persino ieri definendo le consacrazioni una «circostanza del tutto eccezionale». Nella mente dei lefebvriani si era ormai radicata la convinzione che non si potesse attendere ulteriormente. Di queste consacrazioni si parlava da anni all'interno della Fraternità, ma è stata la morte di monsignor Bernard Tissier de Mallerais nel 2024 ad accelerare il processo. Il vescovo francese infatti era uno dei quattro consacrati da Lefebvre, mentre il negazionista Richard Williamson era stato espulso nel 2012 (ed è morto nel 2025).Questo faceva sì che la Fraternità potesse contare su soli due vescovi, Fellay e il consacrante di ieri Alfonso de Galarreta, ormai anziani. «La vita dei vescovi della Fraternità non è facile perché devono girare continuamente per il mondo ad amministrare cresime», ci spiega la nostra fonte. Quindi serve un buono stato di salute che i due superstiti a 70 anni non possono più garantire.












