La Fraternità di S. Pio X, fondata dal vescovo francese Lefebvre, non ha riconosciuto la tradizione cattolica nei documenti del Concilio nonostante gli sforzi compiuti da Benedetto XVI per evitare una rotturadi Andrea Morigimercoledì 1 luglio 20263' di letturaAltro che messa in latino. All’inizio fu monsignor Marcel Lefebvre, vescovo francese già missionario in Africa, che nel 1965 approvò tutti i documenti del Concilio Vaticano II, salvo poi ripensarci e respingerli, in particolare per quanto riguarda la libertà religiosa, l’ecumenismo, la collegialità. E dire che aveva esortato i suoi confratelli, ancora nel 1966, a distinguere fra i testi conciliari e le loro interpretazioni abusive.Poi erano arrivate le chitarre a sostituire il canto gregoriano, le donne a capo scoperto durante la liturgia, le innovazioni del progressismo ecclesiale, il tradimento dei chierici e le aperture allo spirito del mondo davanti alle quali Paolo VI era giunto ad affermare che il fumo di satana era entrato nel sacro recinto. Qualsiasi significato si voglia attribuire a quella frase, nel 1970 per reazione, in Svizzera, monsignor Lefebvre aveva costituito la Fraternità di San Pio X, dove l’Eucaristia si celebra rigorosamente ed esclusivamente nel rito preconciliare. I loro priorati in Italia non hanno mai trovato grande accoglienza fra i fedeli, a differenza della Francia e degli Stati Uniti. Nell’isolamento, complice la sindrome dell’assedio, nel frattempo, si moltiplicavano anche le scissioni, dando vita a pseudochiese sedeprivazioniste o sedevacantiste, convintissime che dalla morte di Pio XII a oggi non sia più stato eletto legittimamente un Successore di Pietro.Leone XIV ai lefebvriani: "Non ordinate i vescovi o sarà scisma. Vi prego col cuore, tornate indietro"Con una lettera datata 29 giugno, Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, Papa Leone XIV si rivolge direttam...LA SCOMUNICA
Rivolta contro la Chiesa accusata di modernismo | Libero Quotidiano.it
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