Il ritratto del Superiore Generale lefebvriano che sfida il Vaticano con la consacrazione dei quattro vescovi a Écône. La difesa della messa in latino e il j'accuse contro le aperture della Chiesa
Dietro il terremoto che sta scuotendo la Chiesa cattolica c’è il volto di don Davide Pagliarani, il sacerdote riminese che guida la Fraternità Sacerdotale San Pio X e che oggi viene indicato come il principale artefice dello strappo più grave tra i lefebvriani e il Vaticano dagli anni Ottanta. La consacrazione di quattro nuovi vescovi nel seminario di Écône, in Svizzera, avvenuta nonostante il richiamo di papa Leone XIV a rinunciare all’iniziativa, rischia di segnare un punto di non ritorno nei rapporti con la Santa Sede. A capo della Fraternita dal 2018 e primo italiano a ricoprire l’incarico di Superiore Generale, Pagliarani è considerato l’esponente che più di ogni altro ha incarnato negli ultimi anni la linea dell’intransigenza dottrinale e della resistenza alle aperture maturate nella Chiesa fino all’attuale confronto frontale con il Vaticano.
Il punto di rottura nel 1988
Il grande punto di rottura nei rapporti tra i lefebvriani e la Santa Sede si è verificato nel 1988. In quell’anno monsignor Marcel Lefebvre, Fondatore della Fraternità San Pio X, ha consacrato quattro sacerdoti senza aver ottenuto l’autorizzazione pontificia, provocando la dura reazione di Giovanni Paolo II. Il Pontefice ha decretato la scomunica sia dell’arcivescovo francese sia dei quattro nuovi vescovi. Un parziale riavvicinamento c’è stato nel 2009, quando Benedetto XVI ha revocato la scomunica dei quattro presuli ancora in vita. Il provvedimento rientrava nella strategia con cui il Vaticano cercava, senza riuscirci definitivamente, di ricucire i rapporti con la Fraternità Sacerdotale San Pio X.











