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Un campionato rimasto sullo stomaco, per come è maturato ma soprattutto per come si è concluso. Alfio Torrisi torna a parlare della sua esperienza sulla panchina della Reggina e lo fa con parole non banali, d’altronde come nel suo stile.

L’allenatore, ora tra i principali candidati a guidare il Messina nella prossima stagione, rivendica il lavoro svolto in amaranto: «Quando sono arrivato - ricorda - la Reggina era in zona playout, prendeva due gol e mezzo a partita. Da quel momento siamo diventati la seconda migliore difesa d’Italia in Serie D, abbiamo viaggiato a una media di 2,24 punti a partita e nel girone di ritorno siamo stati primi in classifica. Questi sono numeri, non opinioni».

Statistiche che certificano il percorso compiuto dalla squadra nel corso della stagione, precisazioni che servono quasi a correggere il tiro rispetto a qualche voce di troppo che Torrisi non ha gradito. Per il tecnico siciliano, un lavoro costruito anche attraverso una visione nuova: «Abbiamo creato una mentalità importante. Nei due anni precedenti la Reggina non aveva mai vinto uno scontro diretto in trasferta. Noi siamo andati a vincere su campi difficili come Caltanissetta, Barcellona e Palermo senza nemmeno subire gol. Un cambiamento evidente. Sono sempre stato coerente, non ho guardato in faccia nessuno e fatto giocare ragazzi del 2008 che non avevano mai debuttato in prima squadra, anche togliendo dal campo gente come Di Grazia perché, dopo venti minuti di partita al “Granillo”, non correva come doveva. Lì c’è stato un cambio importante nel gruppo».