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Tra i grandi temi della stagione di Serie D appena trascorsa c’è il “quasi” miracolo del Messina. Dal -14 di partenza, grazie a un grande girone d’andata, fino al tracollo nel ritorno culminato nella retrocessione. Un esito consumato ai playout (con un pareggio) per un passaggio in Eccellenza che fa male al cuore di un tifo che aveva sperato nella clamorosa rimonta targata Pippo Romano e Giovanni Martello. Sì, perché nella stagione giallorossa c’è un prima e un dopo. E proprio Martello, direttore sportivo del Messina da agosto a dicembre, è quel prima tanto applaudito da tifosi e addetti ai lavori. Tante vittorie, pochi gol presi, calcio essenziale ed efficacie seppur con una rosa ridotta. Nel mercato invernale la rottura con la nuova società e i saluti amari. Nelle sue parole una fotografia di quanto accaduto in quei mesi delicati.Si stava compiendo un’impresa clamorosa. Poi cosa è successo?
«Credo ci sia davvero poco da commentare. Abbiamo costruito una squadra il 30 agosto con un handicap di quattordici punti in classifica. Abbiamo fatto 29 punti sul campo, con appena 11 gol subiti e tre sconfitte nel girone d’andata. Dati alla mano, la migliore difesa del torneo. Un capolavoro, senza dubbio. Poi è arrivata la nuova proprietà australiana e ha voluto a tutti i costi gente di fiducia nella dirigenza. Figure che avrebbero dovuto dirigermi. Onestamente, dopo 18 anni di carriera con 15 di Serie D consecutivi, ho preferito togliere il disturbo. La mia dignità non è in vendita. La favola del Messina ha fatto parlare l’intera Italia. Un qualcosa di bello diventato tragedia sportiva e culminato con una retrocessione. Non credo ci sia altro da aggiungere».Che campionato è stato nel complesso?«Un torneo sicuramente equilibrato e incerto fino all’ultima giornata. Un percorso nel quale ogni compagine poteva vincere o perdere contro qualsiasi avversario, fuori dai pronostici della vigilia. A beneficiarne sono stati i tifosi e la spettacolarità di un campionato finalmente aperto e combattuto. Va detto che l’assenza di big decadute ha aiutato. Nel recente passato, realtà come Palermo, Bari e Catania hanno ridimensionato il potenziale della quarta serie».









