di
Luca Bergamin
Loro sono Vittoria e Angelo Napoli, figli dei custodi del Castello San Marco dei baroni Lanza Filangieri, frequentato da Tomaso di Lampedusa: al suo interno hanno dato vita al Giardino Roccioso che è uno spazio botanico unico
Nel cuore della Conca d’Oro palermitana, in quel di Bagheria ovvero dove i palazzi nobiliari celano alle spalle delle loro mura scenografie botaniche di sempiterna bellezza, ecco che eccelle Castello San Marco. Non soltanto per la cura che i baroni Lanza Filangieri, Principi di Mirto e Conti di San Marco, prestano da secoli a questa residenza fortificata risalente al XVI secolo, in cui è conservata una collezione di carrozze dal grande fascino, ma anche per i suoi tre giardini. Nella Floretta, il parco mediterraneo, Tomasi di Lampedusa, autore del Gattopardo, amava leggere tra viburni, papiri, pitosfori, per poi spostarsi alla Fruttiera dove ancora oggi svettano gli agrumi dai pomi colorati, i curiosi ed esotici esemplari di Dracena, gli ulivi secolari e tanti alberi di Schinus molle. Invece, il giardino delle cactacee ospita la storia di Vittoria e Angelo Napoli.
Figli dei custodi del castello e a loro volta responsabili di tutto il parco, hanno creato uno spazio botanico unico denominato Giardino Roccioso, grazie al recupero, raccolta di specie morenti, abbandonate e raccolte nel territorio di Bagheria, nonché rigenerando quelle trovate nelle altri parti del giardino. «Adesso sono tantissime, in particolare le Kroenleinia grusonii, conosciute anche come cuscino della suocera, e le cactacee che punteggiano il terzo giardino, quello delle succulente e cactacee. E ci sono cactus di varie tipologie, tante euforbie. Le vediamo crescere con grande gioia - dice Angela - ogni settimana un poco di più. Alcune sono addirittura più alte di noi». I due fratelli lavorano in piena armonia tra di loro e con le stesse piante spinose.






