ROVIGO - Il cambiamento climatico presenta il conto anche alla marineria di Pila. È la denuncia lanciata da Coldiretti Pesca Rovigo dopo lo stop forzato dei pescherecci specializzati nella pesca del pesce azzurro, costretti da ieri a rimanere ormeggiati a causa della massiccia presenza di organismi gelatinosi nelle acque dell'Adriatico. Il fermo biologico scatterà soltanto il primo agosto, ma per decine di imprese e circa sessanta famiglie che vivono di pesca è già iniziato un mese prima: nelle reti non finiscono più alici e sardine, bensì enormi masse gelatinose che le ostruiscono, le appesantiscono fino a romperle e rendono impossibile qualsiasi battuta di pesca. Secondo Coldiretti, il fenomeno è strettamente collegato all'aumento della temperatura del mare.
Gli armatori stanno ancora cercando di identificare con precisione la specie che ha invaso le zone di pesca: dalle prime verifiche potrebbe trattarsi della cosiddetta noce di mare oppure di salpe gelatinose. Quel che è certo è che, da circa venti giorni, la loro presenza è aumentata in modo esponenziale, fino a bloccare completamente l'attività della flotta di Pila, una delle realtà di riferimento dell'Alto Adriatico per la pesca del pesce azzurro con il sistema volante. Le immagini raccolte dagli stessi pescatori mostrano un esteso tappeto gelatinoso. Durante le ore più fresche della notte gli organismi restano in superficie, mentre con l'aumento della temperatura scendono verso il fondale, proprio dove vengono calate le reti. Il risultato è che al posto del pesce viene recuperato un enorme agglomerato che crea un vero e proprio tappo, impedendo il passaggio dell'acqua e l'ingresso dei banchi. NOTEVOLI DANNI Quando le reti vengono issate a bordo, il peso è tale da provocare spesso lacerazioni e grandi squarci. «L'ultima uscita è stata fatta nella notte tra lunedì e martedì – racconta il presidente della cooperativa Pilamare, Alessandro Ferro –. Sono state raccolte appena 50 casse di pesce, quando normalmente ne portiamo a terra circa 500. Dopo quell'esperienza gli equipaggi hanno deciso di fermarsi. Da oggi avremo soltanto costi e nessuna entrata: dovremo comunque garantire il minimo agli equipaggi, perché senza personale le barche non possono uscire». Pilamare rappresenta una delle principali cooperative italiane nel commercio del pesce azzurro e il blocco delle uscite rischia di avere conseguenze sull'intera filiera. «Uno stop totale dell'attività provoca un danno economico enorme, oltre alla perdita di reddito per le imprese", prosegue Ferro, spiegando che negli ultimi giorni gli armatori avevano già tentato di limitare i danni effettuando calate molto più brevi del normale per evitare di riempire le reti soltanto di gelatina.CENTO MIGLIA Una strategia che non è bastata: le imbarcazioni hanno percorso anche cento miglia in una sola notte raccogliendo appena un decimo del pescato abituale. La speranza della marineria è che la situazione possa migliorare dopo il fermo biologico previsto dal primo agosto, con un ritorno alla normalità nel mese di settembre. Nel frattempo Coldiretti chiede che il cambiamento climatico venga preso in considerazione anche nell'organizzazione del settore, rivedendo il calendario del fermo pesca, rendendo disponibili strumenti di sostegno al reddito anche per i pescatori e aprendo un tavolo tecnico con le istituzioni per individuare soluzioni condivise a un fenomeno che, anno dopo anno, sta modificando profondamente il lavoro della pesca nell'Adriatico.









