«Il vero calcio rientra nell'epica: la sonorità dell'esametro classico si ritrova intatta nel novenario italiano, i cui accenti si prestano ad esaltare la corsa, i salti, i tiri, i voli della palla secondo geometria e labile o costante...». Così decenni fa il grande giornalista sportivo Gianni Brera definiva il gioco del pallone paragonandolo alla poesia dei poemi antichi. Un’immagine romantica, di grande valore letterario per quello che oramai da decenni è lo sport più amato dagli italiani…e anche dalle italiane, dato che le tifose sono sempre di più.

Però – perché purtroppo un però c’è – nonostante la passione che accende il tifo, nonostante i trentatré milioni di tifosi, gli oltre quattro milioni di praticanti e più di un milione di calciatori tesserati qualcosa si è rotto nel sistema calcio italiano. La nostra Nazionale, che pure vanta nella sua storia quattro titoli mondiali, due europei e una serie di imprese leggendarie non si qualifica per il Campionato del mondo dal 2014 e dal lontano 2006 non è più protagonista a livello mondiale. Il nostro campionato, il torneo più bello del mondo per un ventennio tra gli anni Ottanta del Novecento e i primi anni Duemila, oramai è decaduto a competizione di seconda fascia, superato dalla Premier League inglese, dalla Liga spagnola, dalla Bundesliga tedesca e forse anche da Ligue 1 francese. Inoltre, i nostri stadi sono spesso fatiscenti e il calcio professionistico ha accumulato oltre cinque miliardi di perdite in pochi anni. La copertina del libro