Un ultimo, disperato colpo di forza, e la bandiera cede all’improvviso: Tramontana risponde a mezzogiorno scatenando il boato delle tribune alleate che squarcia di netto la notte pisana. Dopo un primo momento di stallo, con il carrello immobile al centro del ponte, arriva l’affondo di Calci, che infligge un duro colpo a Sant’Antonio al termine di 23 minuti di spinta ininterrotta. Sudore, fatica e impegno erano evidenti sui volti dei combattenti, protagonisti di un confronto intenso e combattuto fino all’ultimo. "La mia magistratura mai ha camminato e raccolto su un sentiero che prima non aveva seminato" aveva dichiarato il capitano di Calci Steve Conti alla vigilia della battaglia.
Ma Tramontana prosegue a non cedere, e con i muscoli che bruciano, i piedi puntati al suolo e il sudore che scende nella calura notturna, centimetro dopo centimetro continua a puntare alla gloria. I satiri guidati da Massimiliano Signorini detto Pericle, affossano i leoni: "Quando passi un anno sudando, divertendoti ma durando anche fatica, i risultati arrivano" dichiara con tanto orgoglio: "avevamo semplicemente un po’ di benzina in più. Siamo davvero soddisfatti per come sono andate le cose".
Dopo due anni di sconfitte, i Satiri possono dunque riportare il Paliotto fra Barbaricina e Cep, e tornano con passo fiero in piazza Garibaldi, tra gli abbracci e le strette di mano di tutti.







