Il calcio ha ispirato tanti poeti. Umberto Saba («Il portiere caduto alla difesa»), Vittorio Sereni («Il verde è sommerso in neroazzurri»), Giovanni Raboni («Il tiro, maledizione, ribattuto»). E ancora Stefano Simoncelli, Fernando Acitelli… Tutti malati di calcio. Anche i prosatori (Mario Soldati, Giovanni Arpino...) e non solo italiani: alzi i tacchetti chi non ha letto Osvaldo Soriano, Eduardo Galeano, Javier Marías. E proprio parafrasando un celebre titolo del grande Marías, Marco Ciriello intitola i suoi 90 ritratti poetici sul calcio Domani nell’aria di rigore pensa a me (Del Vecchio editore). Sono sequenze-parabole di giocatori e allenatori, rigorosamente tutti defunti ma non dimenticati e non dimenticabili. Tra i dedicatari c’è il nostro Roberto Perrone. Oltre a quello letterario (è recensore intelligente e onesto), Ciriello conosce il mondo della cronaca e dello sport (suoi romanzi visionari su Maradona e su Pantani), ama il calcio come lo amava Soriano, il quale disse che a cinquant’anni continuava a segnare gol che non aveva mai segnato. Cinquantenne anche Ciriello, oltre a segnarli, i gol li sogna, li trasfigura liberamente: il risultato è Soriano più Bolaño, ma anche un poco Spoon River. Una «piccola musica» surreale, dove il campione grande e piccolo del passato remoto e più recente(da Cruijff a Savoldi, da Cesare Maldini a Fontaine a Bolchi a Scoglio a Puskas a Beckenbauer a Chinaglia a Musella) non si riassume nel lampo o nel gesto tecnico, ma dal dettaglio (atletico o biografico) viene travolto da un’immaginazione scatenata per collegamenti imprevedibili. Re Cecconi «meccanico di Nerviano / faceva girare motori e centrocampo». Il terzino tedesco Brehme sul dischetto è «come Fitzcarraldo nella foresta». Liedholm «astronomo di centrocampo». Jašin «tra due pali scintilla del pensiero». Mariolino Corso «se ne stava sul confine (…) poi appena gli passavano il pallone / diventava Fred Astaire». Sivori «fu avvoltoio, puma e leone / dribblò l’Africa e la Pampa (...) / in alcune albe lo si sente ancora ruggire a Mergellina»». Manlio Scopigno «Caligola camusiano / liberò la Sardegna dalla schiavitù (...) con le bombe di Gigi Riva». Lodetti «cuore in allerta / gambe operaie / piedi bizantini». Sembra impossibile ma, nonostante Infantino e l’invenzione delle pause di idratazione (economica), il calcio continua a ispirare pensieri poetici.