Incontri impossibili tra campioni e personaggi di epoche diverse per celebrare un gioco capace di diventare linguaggiodi Dario Pregnolatovenerdì 12 giugno 20265' di lettura«Chi sa solo di calcio non sa niente di calcio», è il noto aforisma attribuito a José Mourinho, anche se l’origine risale al suo maestro di scienze motorie, Manuel Sérgio, che ha definito il calcio, «il fenomeno di maggior magia del mondo contemporaneo». E se il calcio è momento di evasione per appassionati e tifosi, i mondiali ne sono il concentrato più potente, fiabesco e colorato, con la loro ciclicità impreziosiscono le nostre esistenze. Perché no, non è solo un pallone che rotola ma, per dirla con il nostro Pier Paolo Pasolini, un autentico «linguaggio con i suoi poeti e prosatori». Pasolini che giocava ala destra, come i leggendari Gigi Meroni e George Best, un ruolo metafisico che significa «mettersi di lato, lavorare di fantasia, cercare il senso per porgerlo ad altri».Così uno stacco di testa in area di rigore può rappresentare una risposta filosofica, magari alla questione esistenziale posta da Camus, se la vita valga o meno la pena di essere vissuta. A proposito, sappiate che «non si gioca a calcio senza conoscere Camus». E non cercate conforto tra le parole del Kaiser Beckenbauer, «l’unico motivo per cui gioco a calcio è che non so fare nient’altro. Quando leggo Schopenhauer non lo capisco». Tenete bene a mente cosa dice Conrad, che «l’ombra che portiamo dentro è sempre più lunga di quella che facciamo al Sole».Italia, Giampiero Ventura rompe il silenzio: "Su di me violenza gratuita. Tornare in Nazionale? No""Non è tutta colpa dei ct, è evidente. Ha le sue responsabilità, ma non è un problema d...LA SQUADRA PERFETTA
Miti e eroi del calcio come racconto del mondo | Libero Quotidiano.it
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