In un tempo - tutto italiano - che ormai assume l’epica delle generazioni che passano, in cui il mondiale di calcio da assoluta certezza si è trasformato in un estraneo, ecco che la raccolta poetica di Marco Ciriello, dal titolo shakespeariano, Domani nell’area di rigore pensa a me (Del Vecchio editore) assume i contorni e la sostanza di una novella Antologia di Spoon River calcistica.

Prima che il calcio perdesse oltre che i numeri dieci anche i presidenti, ormai trasformati in fondi d’investimento con cognomi degni di una sit-com e prima che gli stadi venissero demoliti per essere rigenerati (addio San Siro), ecco che gli eroi nell’arena apparivano riconoscibili anche senza il nome scritto sulle spalle: bastava la postura a incastonarli nel cuore dei tifosi.

La poetica di Ciriello, anche se carica di non poca malinconia, è prima di tutto orgogliosa di un tempo e di un tifo che furono puri come i sentimenti che nascono da bambini e restano per tutta la vita.

Una fedeltà oggi tremendamente difficile da mantenere come testimonia Massimo Cacciari in veste di tifoso, che si dice tradito da un Milan che segue trepidante dall’età di 6 anni.

E non può essere un caso che il mondo raccontato da Ciriello è quello di un calcio precedente che, pure privo d’immagini perennemente accese, offre ancora oggi una presenza solidissima nella memoria di tutti.