«Si voleva attentare alla vita di Giovanni Spadolini, ma poi l’ipotesi naufragò perché il senatore era gravemente malato: così mi riferì in carcere Vincenzo Ferrara, parente del boss Giuseppe Madonia, detto Piddu». Lo ha detto il collaboratore di giustizia Pietro Riggio, ex agente della polizia penitenziaria, riferendosi alla strategia mafiosa di Cosa Nostra, deponendo oggi al processo a Firenze a Salvatore Baiardo, l’ex gelataio di Omegna (Novara) accusato di favoreggiamento personale con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa e calunnia ai danni di Massimo Giletti e dell’ex sindaco di Cerasa Giancarlo Ricca.

Ferrara si sarebbe confidato con Riggio dopo le stragi di Firenze, Roma e Milano del 1993. «Ferrara parlò di un colpo di Stato bianco riferendosi alla strategia mafiosa - ha aggiunto il collaboratore di giustizia - mi confidò che nel corso di una riunione a Bagheria si stabili che l’attenzione doveva spostarsi dalle persone a luoghi e intervenne una personalità che era a conoscenza di siti simbolo». Ferrara, che aveva fatto da autista a uno dei partecipanti riferì a Riggio che «fu Dell’Utri, il "professore" a suggerire quei luoghi poi oggetti degli attentati. Riina era un pecoraio e come faceva a conoscere queste cose». Dichiarazioni che Riggio aveva messo a verbale già anni fa. L’attentato a Milano, in via Palestro, dove c'erano anche gli uffici della Fininvest, ha detto ancora Riggio "secondo Ferrara era anche un avvertimento rivolto a Dell’Utri: non di dovevano dimenticare di Cosa Nostra".