Dopo le stragi del 1992 e 1993, nella mafia si parlava di usare gli attentati come strumento politico per agevolare l’entrata in politica di Silvio Berlusconi. A dirlo il boss Giovanni Brusca, sentito come testimone al processo a Firenze contro Salvatore Baiardo, imputato di calunnia contro Massimo Giletti. Il mafioso che azionò il telecomando della strage di Capaci ha parlato anche di contatti in questo senso tra Cosa Nostra, Berlusconi e Dell’Utri per il tramite di Vittorio Mangano.

Giovanni Brusca cita Berlusconi nel processo a Salvatore Baiardo

I rapporti tra Cosa Nostra, Berlusconi e Dell'Utri

Chi è Giovanni Brusca

Giovanni Brusca cita Berlusconi nel processo a Salvatore BaiardoNella giornata di oggi, 9 settembre, l’ex boss mafioso Giovanni Brusca è stato sentito come testimone al processo in corso a Firenze contro Salvatore Baiardo, accusato di favoreggiamento e calunnia aggravata ai danni di Massimo Giletti.In videocollegamento da una località protetta, Brusca ha parlato di Silvio Berlusconi in un passaggio in cui il pm Leopoldo De Gregorio chiedeva dei rapporti tra politica e mafia.ANSAL'arresto di Giovanni Brusca nel 1996I rapporti tra Cosa Nostra, Berlusconi e Dell’UtriBrusca ha detto che nel 1994, nelle discussioni con gli altri boss di Cosa Nostra, si parlava di usare le stragi mafiose del ’92 e ’93 “come strumento politico, come se fossero suggeriti dalla sinistra”, in modo da agevolare l’entrata in politica di Silvio Berlusconi. Lo riporta Ansa.Per arrivare a Berlusconi era stato contattato Vittorio Mangano, lo “stalliere di Arcore”: “Mangano poi ci fece sapere che aveva avuto un contatto che lo aveva fatto sapere a Berlusconi o tramite Dell’Utri o altri canali, e ci riportò che Berlusconi aveva ringraziato e che quanto prima ci avrebbe dato una mano”.Brusca ha detto anche di avergli mandato anche una “minaccia velata”, cioè “che se non ci avesse dato una mano, avremmo messo altre bombe per metterlo politicamente in difficoltà”.