Pubblicato il: 01/07/2026 – 18:35

di Giorgio Curcio

VIBO VALENTIA Il nome di Cesare Pasqua era uno di quelli che, nel maxiprocesso Maestrale, pesava più della stessa richiesta di pena, 14 anni di reclusione. La sua era una delle posizioni più cariche di significato dell’intera inchiesta: quella dell’ex dirigente dell’Asp di Vibo Valentia, indicato dall’accusa come presunto punto di contatto tra sanità pubblica, burocrazia e interessi della ’ndrangheta vibonese. Il collegio giudicante del Tribunale di Vibo Valentia (Rossella Maiorana presidente, con giudici a latere Luca Brunetti e Rosamaria Pisano) ha deciso diversamente. Cesare Pasqua è stato assolto. L’assoluzione arriva al termine di un processo nel quale la Procura distrettuale antimafia di Catanzaro aveva contestato a Pasqua accuse pesanti: concorso esterno in associazione mafiosa, scambio elettorale politico-mafioso, corruzione aggravata dalla finalità agevolativa mafiosa e minaccia aggravata dall’uso di un’arma. Secondo l’impostazione accusatoria, l’ex dirigente del Servizio di prevenzione dell’Asp avrebbe costruito nel tempo legami stretti con ambienti della criminalità organizzata, in particolare con la cosca Mancuso di Limbadi, con i Fiarè di San Gregorio d’Ippona e con articolazioni mafiose del territorio di Mileto. Una ricostruzione che, all’esito del giudizio di primo grado, non ha retto davanti al collegio giudicante.