La protesta dei lavoratori dell’Electrolux a Roma, di fronte alla sede del Ministero, lo scorso 25 maggioRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciLa trattativa va avanti, ma la strada resta tutta in salita. Il secondo incontro tecnico al Ministero delle Imprese e del Made in Italy sulla vertenza Electrolux si è chiuso ieri pomeriggio senza la svolta attesa dai sindacati. L’azienda ha ribadito una disponibilità a discutere un nuovo piano industriale, giudicata però dalle sigle ancora troppo generica e insufficiente, mentre resta sul tavolo il progetto che prevede 1.700 esuberi in Italia, di cui circa 400 nello stabilimento di Forlì.
La discussione, iniziata alle 14 e durata circa tre ore, è la seconda tappa del calendario di confronti tecnici avviato dopo l’incontro del 15 giugno, quando Governo, azienda e organizzazioni sindacali avevano concordato di sospendere per 50 giorni i licenziamenti e le chiusure per aprire una fase di trattativa. Prima dell’appuntamento conclusivo del 21 luglio è in programma un altro tavolo il 14 luglio, chiamato ad approfondire gli aspetti industriali del piano. "Emerge con sempre maggiore evidenza – si legge in una nota congiunta di Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm – che solo un intervento straordinario delle istituzioni può salvaguardare il settore e sbloccare la vertenza. La direzione di Electrolux ha dettagliato le dinamiche che negli ultimi anni l’hanno indotta a rivedere in peggio i piani per l’Europa e per l’Italia: una domanda di mercato post pandemia inferiore alle proiezioni, un calo dei prezzi medi di vendita dei prodotti, una maggiore capacità concorrenziale delle case asiatiche rispetto al previsto grazie ai minori costi di produzione. Inoltre, dopo una prima impennata sono rientrate anche le tariffe di trasporto dall’Asia all’Europa. La direzione aziendale ha infine dichiarato che nel piano originariamente presentato alcuni prodotti dovrebbero andare in Thailandia o in Cina".







