LA VERTENZA - Giornata di mobilitazione allo stabilimento Electrolux di Porcia, dove ieri le Rsu hanno convocato i lavoratori in assemblea alle 14 per fare il punto sulla trattativa e definire la linea comune in vista del secondo incontro al Mimit, fissato per oggi, martedì 30 giugno. Per consentire lo svolgimento dell’assemblea è stato proclamato lo sciopero di un’ora, ma al termine del confronto tra i lavoratori e i segretari di Fim Fiom e Uilm, a dimostrazione del generale malcontento sul come sta procedendo la vertenza, i lavoratori hanno prolungato lo sciopero fino a fine giornata, e sono andati a casa.

LA DECISIONE «Siamo andati in assemblea alle due, poi abbiamo votato lo sciopero e la gente è andata a casa», conferma la segretaria Fiom, Simonetta Chiarotto, che ha guidato il confronto con le maestranze. La decisione più rilevante è però quella che riguarda oggi: «Abbiamo dichiarato lo sciopero dalle 13, nel momento in cui inizia la trattativa al ministero. A sostegno della discussione i lavoratori sciopereranno da quell’ora e per il resto della giornata». Durante l’assemblea è emerso un messaggio chiaro e diretto: l’azienda deve cambiare impostazione. «I lavoratori hanno detto che l’azienda deve cambiare impostazione, che se non c’è un’impostazione diversa ci si dovrà rivolgere al governo», spiega Chiarotto. LA RICHIESTA Una richiesta che si traduce in un appello esplicito alla presidente del Consiglio: «Giorgia Meloni – riassume Chiarotto - deve occuparsi in prima persona della vertenza Electrolux», una posizione che richiama quanto avvenne nel 2014, quando il governo dell’epoca intervenne direttamente nella crisi industriale del gruppo. MANDATO Il mandato che i lavoratori affidano alle organizzazioni sindacali resta netto: «L’azienda deve sgombrare la trattativa dal fatto che chiude lo stabilimento di Cerreto d’Esi e che porta via le produzioni», ribadisce Chiarotto. Ma non basta. «Bene sarebbe che cominciasse a dire che cosa vuole fare», aggiunge, sottolineando come il piano dei tagli presentato a maggio al momento risulta sospeso e non ritirato e allo stato non ci intraveda alcuna alternativa industriale. Ed è proprio da qui che il tavolo di oggi deve ripartire. Le organizzazioni sindacali hanno chiesto all’azienda di presentare dati puntuali sui gap competitivi che, secondo Electrolux, giustificherebbero il piano di riduzione dei costi. Numeri che finora non sono stati forniti con la necessaria chiarezza. Ma soprattutto, il confronto dovrà entrare nel merito delle soluzioni alternative: l’azienda dovrà esplicitare quali interventi intenda mettere in campo per raggiungere gli obiettivi di risparmio senza ricorrere ai tagli già annunciati, che colpiscono in modo pesante gli stabilimenti italiani e in particolare Porcia. IL PASSAGGIO La mobilitazione, dunque, continua e gli scioperi sia di ieri che di oggi, segnano dunque un passaggio cruciale: i lavoratori chiedono trasparenza, un cambio di rotta e un’assunzione di responsabilità politica. E attendono che il tavolo tecnico di Roma inizi finalmente a sciogliere i nodi che da settimane tengono sospesa la vertenza Electrolux.CALENDARIO È vero che in calendario ci sono altri incontri, due prettamente tecnici, quello del 7 e del 14 luglio, e uno con contenuti anche politici, visto che le parti torneranno davanti al ministro Urso in un incontro esteso alle Regioni che ospitano stabilimenti Electrolux, le segreterie territoriali, le associazioni territoriali di Confindustria oltre alla delegazione trattante dell’azienda, i coordinatori nazionali di Fim Fiom e Uilm e le Rsu, ma è intuibile che proprio all’appuntamento del 21 di dovrebbe arrivare con un piano definito, se non proprio nella stesura finale, e diverso da quello da 1719 esuberi. E per farlo sarà necessario che la trattativa inizi davvero, cosa che al momento non è avvenuta.