PORCIA (PORDENONE) - Mentre il destino di Electrolux rimane appeso a un filo, la manifestazione di ieri ha messo in evidenza una mancanza di coesione tra i lavoratori che potrebbe giocare a loro sfavore. La protesta è nata come risposta al terzo tavolo tecnico svoltosi di martedì. Anche se l'azienda ha dato segni di apertura, i dipendenti si ritengono ancora insoddisfatti.

La situazione Roberto Zaami, segretario Uilm, ha spiegato: «Rimane ferma la volontà di spostare le lavasciuga in Thailandia, sostenendo che il costo di energia, materia prima e mano d'opera è maggiore in Italia». Significa perdere un terzo della produzione totale che, assieme agli esuberi, renderebbe la situazione ancor più critica. La fabbrica si concentrerà sulle lavatrici Omega. La preoccupazione non è solo che molte famiglie rimarranno senza reddito, ma che i dipendenti di mezz'età avranno più difficoltà a trovare un ricollocamento fino alla pensione. La proposta dell'azienda, secondo Zaami «non ci garantisce né il mantenimento dell'occupazione né tantomeno la continuità produttiva. Così come non condividiamo lo smantellamento di quei centri di competenza che riguardano Porcia e che saranno, nelle intenzioni di Electrolux, spostati in Thailandia, Cina e altri Paesi» Questo è un nodo cruciale perché Porcia è il punto di riferimento a livello nazionale per la ricerca e lo sviluppo. Senza questi uffici lo stabilimento perderebbe il suo valore. Sono state annunciate mille 719 eccedenze, molte delle quali coinvolgeranno anche gli impiegati, che rappresentano circa il 40% dei dipendenti. Christian Tardivo, Rsu Uil impiegati, ha dichiarato: «Se tolgono 400 impiegati qui non rimane quasi niente». Tardivo lavora per Electrolux dal 1997 e, prima di occuparsi di progettazione, ha lavorato 10 anni in fabbrica. «Gli impiegati - ha spiegato riferendosi alle proteste - hanno sempre partecipato di meno perché c'è uno zoccolo duro di temerari che non fanno sciopero. Anche dall'altro ingresso, nonostante il blocco, alcuni si sono fermati e altri erano ostinati a entrare. Alcuni sono probabilmente convinti che non gli succederà niente. Oppure alcuni capi, per rasserenarli, gli dicono che possono stare tranquilli, che non accadrà nulla, e non partecipano allo sciopero. Però in questo momento occorre partecipare». È probabile che molti di questi impiegati pensino di potersi ricollocare più facilmente se dovessero perdere il posto. «Una parte sì - ha confermato Tardivo - perché una volta eravamo tutti italiani, o comunque della zona. Adesso il 20% sono stranieri e non si preoccupano se dovranno essere trasferiti in Thailandia o in Polonia. Invece quelli più vecchi, che sono qui da una vita, partecipano allo sciopero».Le voci Poi ci sono i giovanissimi, appena entrati nel mondo del lavoro e che potrebbero sentirsi sotto pressione. Sara Curtarelli delegata Fim Cisl ha dichiarato: «Tutte queste persone che vengono lasciate in blocco a casa possono trovare un altro lavoro, ma per trovarne uno in una multinazionale come Electrolux ti devi comunque allontanare. Probabilmente tanti sono disposti a farlo, ma non è detto che lo troveranno subito perché sono giovani. O che troveranno un lavoro con i soldi che prendono qua, e qua prendono bene».La tensione Così, mentre gli operai ostacolavano gli ingressi, diversi impiegati hanno affrontato il blocco venendo apertamente fischiati dai colleghi. Martina Canderan di Uil ha affermato: «Ci sono tanti esuberi tra gli impiegati, ma ai tavoli tecnici che stiamo facendo a Roma, al momento, non viene mai toccato l'argomento anche se da noi sollecitato». Tuttavia, ha confermato la solidarietà della politica: «Anche i sindaci di Porcia e di Pordenone sono sempre presenti alle nostre iniziative. Ci danno una grossa mano, speriamo che continuino. Venerdì siamo a Trieste, abbiamo un incontro con Alessia Rosolen (assessore al lavoro Fvg) e Sergio Bini (assessore alle attività produttive Fvg)». Sono previsti anche ulteriori incontri con l'azienda.