Malumori tra gli operai dell’Electrolux, mal di pancia che circolano tra le linee che sbottano una volta finito l’orario di lavoro, ma che nessuno racconta. Ad essere sotto attacco, non solo le decisioni della casa madre, ma anche dei sindacati, accusati di non ascoltare la base e di avere atteggiamenti conniventi con la proprietà. «Siete interessati a mantenere le vostre posizioni che a difendere i nostri diritti», si sfogano alcuni operai rivolgendosi alle rappresentanze.

Il recente referendum, che in precedenza era saltato e poi è passato, parla chiaro: via libera agli straordinari in azienda. Quattro sabati da sei ore ciascuno da qui alla Vigilia di Natale, a partire dal prossimo e un quinto sabato da effettuarsi il 10 gennaio. «Sono stati chiamati a votare – questa è la percezione di molti operai dell’Electrolux – anche gli impiegati che non lavorano il sabato per ottenere il parere positivo, tanto siamo noi operai ad essere veramente coinvolti. Ma non è questo il problema, non siamo dei lavativi come ci vogliono far sembrare, non lo siamo mai stati, abbiamo sempre dato il nostro contributo con impegno, quando nel corso del tempo è servito. Ma questa sembra una presa in giro». E si addentrano nelle motivazioni, ricostruendo quello che è accaduto negli ultimi tempi: «Fino a poco fa la cassa integrazione e poi improvvisamente si lavorano i sabati a ridosso del periodo di Natale, quando già ci hanno anticipato – questa la voce che circola all’interno delle pareti della fabbrica – che a febbraio ritorneremo in cassa integrazione. Non dimentichiamo che la nostra cassa la pagano tutti i cittadini, è proprio una questione di metodo, di organizzazione, di giustizia». Non sarebbe una questione di lavoro, quando i volumi reclamano, quando le richieste del bianco iniziano a risalire la china, è inevitabile incrementare l’orario di lavoro, ma questo non viene più compreso, quando de facto appare come un utilizzo a fisarmonica degli ammortizzatori sociali.