PORCIA - A una manciata di ore dal tavolo conclusivo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, la vertenza Electrolux si arricchisce di un nuovo elemento di tensione che conferma, ancora una volta, le contraddizioni profonde di un piano industriale contestato da sindacati, Regioni e Governo. La comunicazione arrivata venerdì dalla direzione dello stabilimento di Susegana alla Rsu trevigiana ha sorpreso tutti: la richiesta urgente da Porcia per un numero di 25 lavoratori provenienti da Susegana (Treviso) da impiegare «da subito» e fino a fine anno, lo spostamento verrebbe remunerato come «trasferta». Una misura mai emersa nei numerosi incontri istituzionali e che, se applicata, comporterebbe la chiusura temporanea di una linea di produzione a Susegana. La Rsu ha detto no, definendo la proposta una manovra che ridurrebbe ulteriormente i volumi produttivi dello stabilimento veneto.

IL QUADRO La vicenda si inserisce in un quadro già estremamente complesso. Da settimane, in tutti gli stabilimenti italiani, emergono segnali che sembrano andare in direzione opposta rispetto al piano industriale presentato dall’azienda: a Solaro erano stati chiesti straordinari, bloccati dai sindacati a causa della vertenza in atto, e la settimana scorsa la direzione ha espresso irritazione per gli scioperi a scacchiera, che riducono il numero dei pezzi prodotti; a Forlì è stata avviata una ricerca per lavoratori da assumere con contratti a termine; e ora Porcia pare essere in affanno, per quel che riguarda la forza lavoro disponibile e i volumi richiesti, se si intenderebbe fare ricorso a lavoratori in trasferta da Susegana. Una dinamica che stride con la logica del piano originario, quello dei 1719 esuberi e della riduzione strutturale dei volumi, contestato da sindacati, Regioni e Mimit, che ne hanno chiesto il ritiro e il mantenimento dello stabilimento di Cerreto d’Esi. LA SOSTANZA La rimodulazione illustrata dall’azienda negli ultimi incontri – qualche aggiustamento, qualche spostamento di volumi, qualche promessa di investimenti – non ha modificato la sostanza: gli esuberi restano, e restano in numero significativo. Per questo, a oggi, non ci sono le condizioni per un accordo. La richiesta di trasferte da Porcia a Susegana arriva dunque nel momento peggiore, alimentando la percezione di un piano industriale che non tiene insieme le sue stesse premesse. Da un lato si dichiarano esuberi, si prospettano riduzioni di personale e trasferimenti di produzioni; dall’altro si cercano lavoratori, si chiedono straordinari, si lamentano scioperi che rallentano la produzione. Una contraddizione che, secondo i sindacati, rischia di minare la credibilità dell’intero impianto industriale proposto da Electrolux. Gianni Piccinin, segretario provinciale della Fim di Pordenone, non usa giri di parole: «Di fronte a una trattativa così complicata a questa proposta dico no. E penso che nemmeno i colleghi di Susegana siano favorevoli. Che ritirino il piano e se ne può parlare. Preferirei trattare sui momenti alti e bassi del mercato senza licenziare nessuno e senza spostare produzione. Ma non esiste dichiarare esuberi e poi nei singoli stabilimenti si chiede straordinario. Mi sembra una tattica per spaccare le organizzazioni sindacali». Il tema approderà inevitabilmente sul tavolo di domani al Mimit dove si sommano le tensioni esplose in tutti gli stabilimenti nelle ultime settimane. Sarà il momento della verità: capire se Electrolux è disposta a rivedere davvero il piano, oppure se la distanza tra le parti resterà tale da rendere impossibile qualsiasi accordo. In Friuli Venezia Giulia, Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna cresce l’attesa e, insieme, la preoccupazione.