Fare il colonnello leghista dev’essere una vitaccia. In generale, ma soprattutto da quando impazza il Generale. Bisogna batterlo sul suo campo e soprattutto sul tempo, urlando alla remigrazione un attimo prima che lo faccia lui. Così, appena esce la tragica notizia del pizzaiolo di Reggio Emilia accoltellato da un cliente che pretendeva di mangiare gratis, il capogruppo della Lega emiliana Tommaso Fiazza pensa a una cosa sola: che cosa starà pensando Vannacci? Afferra il telefono con la rapidità di un pistolero e digita sulla tastiera parole definitive: «Serve una riflessione seria e senza ipocrisie. Siamo di fronte a una violenza incompatibile con il nostro modo di vivere». La chiusura, in perfetto Vannacci Style, è un accorato appello a favore della remigrazione. L’identità del colpevole è ancora ignota agli inquirenti, ma non al capogruppo leghista: chi, infatti, se non un immigrato, potrebbe mai uccidere un italiano per una pizza?
Al colonnello Fiazza sarebbe bastato aspettare due ore (meno del ritardo medio di un treno di Salvini) per scoprire che si trattava di un omicidio a chilometro zero: l’autore è Andrea Pellati, italiano di ennesima generazione e residente a due passi dalla pizzeria. Ma a questo punto «serve una riflessione seria e senza ipocrisie»: due ore sono obiettivamente troppe. Oltretutto per conoscere qualcosa che non interessa più a nessuno, la realtà. Con tutti i pregiudizi facili da indossare e già pronti all’uso che ci sono in giro.










