Retromarcia della Lega, dopo aver cavalcato un fatto di cronaca nera con le consuete parole d’ordine sui migranti, senza alcuna certezza di colpevolezza: ovvero l’omicidio del pizzaiolo Raffaele Stipa, ieri sera a Reggio Emilia. Alcuni esponenti del Carroccio si sono subito scagliati contro il presunto killer “straniero”, su input delle prime informazioni. Poi, quando è uscita la notizia della nazionalità italiana dell’arrestato, il partito di Matteo Salvini ha compiuto l’inversione a “U”, chiedendo di annullare i comunicati inviati, una richiesta alquanto singolare.

Basta leggere il commento a caldo di Tommaso Fiazza, capogruppo della Lega in Regione Emilia-Romagna: una tragedia “che impone una riflessione seria, senza ipocrisie: un uomo è stato accoltellato e ucciso per essersi rifiutato di regalare l’ennesima pizza ad uno straniero. Non siamo davanti a un episodio di ordinaria criminalità, ma all’ennesima dimostrazione di una violenza incompatibile con il nostro modo di vivere“, “la remigrazione deve diventare uno strumento concreto di tutela della sicurezza”. La deputata reggiana della Lega Laura Cavandoli ha rincarato: “Basta a persone che portano la violenza, efferata e ingiustificabile come in questo caso, nel nostro Paese”. E però dopo poco tempo l’agenzia Ansa – come può accadere nella ricostruzione quotidiana di una notizia – corregge le prime informazioni e batte questo lancio: “Contrariamente a quanto appreso in precedenza si tratta di un uomo di nazionalità italiana sulla quarantina che avrebbe problemi di tossicodipendenza”. A quel punto come si poteva mettere per la remigrazione, per il “nostro modo di vivere” in pericolo, con le persone che “portano la violenza efferata nel nostro Paese”? Si poteva solo mettere male. La realtà ha smentito le tesi dei leghisti reggiani. E così il Carroccio ha chiesto di annullare i rispettivi comunicati “alla luce delle nuove informazioni diffuse dagli inquirenti, che modificano un elemento centrale della ricostruzione iniziale”. Una dinamica che dice molto della comunicazione ma anche della propaganda politica al giorno d’oggi.