Come a Rogoredo, così a Reggio Emilia. La Lega si scatena contro gli stranieri per il pizzaiolo ucciso a coltellate. Poi si scopre che l’assassino è italiano e si scusano “per il disguido”. L’ennesima figuraccia di un partito che ormai non fa nemmeno più finta di non essere razzista.

L’hanno fatto di nuovo. Non era bastata la lezione del poliziotto di Rogoredo, quello con cui stavano "senza se e senza ma" prima di scoprire che aveva inscenato una falsa legittima difesa. No, i leghisti ci hanno provato di nuovo, a fare gli sciacalli su un cadavere ancora caldo. E ancora una volta, gli è andata malissimo. La storia è questa. Un pizzaiolo di Reggio Emilia, Raffaele Stipa, viene ucciso a coltellate da un uomo a cui, pare, ha rifiutato di regalare una pizza. Passano poche ore, e un lancio di agenzia adombra l’ipotesi che l’uomo fermato per l’omicidio sia di origine straniera. Nessun riscontro, nessun virgolettato, solo una marea di condizionali. Tanto basta per scatenare i leghisti. In particolare la parlamentare Laura Cavandoli e il capogruppo in regione Emilia-Romagna Tommaso Fiazza: "Un uomo è stato accoltellato e ucciso per essersi rifiutato di regalare l’ennesima pizza ad uno straniero. Non siamo davanti a un episodio di ordinaria criminalità, ma all’ennesima dimostrazione di una violenza incompatibile con il nostro modo di vivere". “Tollerenza zero e rimpatrio per chi porta violenza nel nostro Paese’. “Basta a persone che portano la violenza, efferata e ingiustificabile come in questo caso, nel nostro Paese”. E poi la solita parola d’ordine: remigrazione. L’occasione era perfetta: c’era il pizzaiolo italiano onesto e buono, che per una volta si è rifiutato di regalare una pizza allo straniero scroccone e cattivo. C’era un bel coltello, che si sa – ce l’ha detto il sindaco di destra di La Spezia – che "l'uso dei coltelli arriva solo in certe etnie”. E c’era soprattutto da non perdere l’occasione d’oro perl dire che ogni fatto di cronaca è colpa di tutti gli stranieri, che in quanto tali portano violenza nel nostro Paese. Soprattutto, per dirlo prima che lo dica Vannacci. Peccato per loro che passino solo poche ore e Procuratore e Questore rivelino, in conferenza stampa, che l’uomo fermato per l’omicidio si chiama Andrea Pellatti, un italianissimo pluri-pregiudicato nato e residente a Reggio Emilia. Bene. Indovinate cos’hanno fatto i nostri prodi leghisti? Hanno semplicemente mandato un nuovo comunicato stampa alle agenzie “che annullava il precedente”, come quando c’è un refuso, o un errore di stampa. “Alla luce delle nuove informazioni diffuse dagli inquirenti, che modificano un elemento centrale della ricostruzione iniziale”. E poi si sono scusati. Non con gli stranieri in Italia. Ma coi giornalisti a cui avevano inviato la loro nota. "Per il disguido". Ma no, non è un disguido, cari sciacalli. Quella di cavalcare ogni caso di cronaca dove può essere coinvolto uno straniero è la vostra strategia preferita dai tempi della Bestia di Luca Morisi. È la strategia di farlo a cadavere caldo. Di non avere nemmeno la decenza di aspettare non il terzo, o il secondo, o il primo grado di giudizio, ma nemmeno l’avviso di garanzia o la conferenza stampa degli inquirenti. Loro, i super garantisti quando si tratta di italianissimi colletti bianchi, o di politici come loro. Di generalizzare, sempre e comunque, per affermare il principio che esista una pregiudiziale etnica, che gli stranieri sono pericolosi in quanto tali, perché evidentemente più propensi di noi italiani alla violenza, all’efferatezza, alla disonestà. Un principio, questo, che sul vocabolario ha una denominazione molto chiara: si chiama razzismo.