di
Adriano Arati
Alcuni esponenti della Lega si sono scagliati contro il killer «straniero», come da prime informazioni, poi la richiesta di annullare «alla luce di quanto è emerso»
Prima l’appello alla remigrazione, poi la retromarcia dopo aver scoperto l’identità dell’assassino. Sono dovuti tornare sui propri passi gli esponenti della Lega che a caldo avevano commentato l’omicidio del 67enne pizzaiolo di Reggio Emilia Raffaele Stipa. Nelle prime ore, sembrava che l’autore del delitto fosse un cittadino straniero, e l’ipotesi si era presto diffusa sino alla smentita, arrivata con l’arresto del 43enne italiano Andrea Pellati, nato e da sempre residente a Reggio Emilia, con casa a pochi metri dal locale.
I primi comunicatiIl capogruppo della Lega in Regione Emilia-Romagna Tommaso Fiazza aveva parlato della necessità di una «riflessione seria, senza ipocrisie: un uomo è stato accoltellato e ucciso per essersi rifiutato di regalare l'ennesima pizza ad uno straniero. Non siamo davanti a un episodio di ordinaria criminalità, ma all'ennesima dimostrazione di una violenza incompatibile con il nostro modo di vivere». Un discorso che portava verso la cosiddetta remigrazione, il rimpatrio di molti migranti stranieri: «la remigrazione deve diventare uno strumento concreto di tutela della sicurezza», era la chiosa.










