di

Rhaimart Barrios*

«Mi sembra che il nostro Paese abbia già affrontato troppo dolore e faccio fatica a capire perché, ancora una volta e in modo così devastante, venga messo alla prova quello spirito di gioia e resilienza che da sempre ci contraddistingue. Il conforto nascerà, poco a poco, da ogni gesto di solidarietà

Sabato 28 giugno, terzo giorno dopo il terribile terremoto che ha colpito il Venezuela. E ho la sensazione che il tempo per trovare persone ancora vive sotto le macerie stia finendo. Non siamo ancora riusciti a comprendere appieno l’entità dei danni, delle perdite e delle difficoltà che questa tragedia ha lasciato. Continuiamo a trattenere molte lacrime e conviviamo con il senso di smarrimento di chi non sa come la vita possa proseguire – se davvero potrà farlo – per i bambini che hanno perso i loro genitori, per i genitori che hanno perso i propri figli e per i tanti venezuelani che vivono all’estero e che ancora non hanno notizie dei loro familiari, perché risultano dispersi, vivono in zone senza collegamenti o perché nessuno ha ancora potuto comunicare loro che sono venuti a mancare.

Ho la sensazione che il nostro Paese abbia già affrontato troppo dolore e faccio fatica a comprendere perché, ancora una volta e in modo così devastante, venga messo alla prova quello spirito di gioia e resilienza che da sempre ci contraddistingue. Il conforto nascerà, poco a poco, attraverso ogni gesto di solidarietà e di bontà, cercando di abbracciare un lutto che ci accompagnerà per tutta la vita. Noi della Fondazione Avsi in Venezuela siamo profondamente colpiti da tutto ciò che sta accadendo e stiamo unendo ogni sforzo per mettere a disposizione le nostre risorse umane e materiali.