Entrano in vigore oggi le misure che il governo ha introdotto nella legge di bilancio per rilanciare la previdenza complementare a capitalizzazione.

La più importante riguarda il passaggio al regime del silenzio assenso dei lavoratori neoassunti da oggi, 1° luglio 2026, nel settore privato, il cui Tfr verrà destinato automaticamente a un fondo pensione complementare, a meno che il lavoratore non esprima esplicitamente il rifiuto entro 60 giorni. I datori di lavoro sono tenuti a fornire un’informativa dettagliata sugli accordi collettivi di previdenza complementare al momento dell’assunzione. Le nuove norme, poi, intervengono sulla misura delle agevolazioni per incoraggiare i versamenti volontari: è previsto un innalzamento a 5.300 euro del limite (storicamente fissato a 5.164,57 euro) di deducibilità fiscale per i contributi versati a una forma di previdenza complementare. Questa modifica incide anche sull’extradeducibilità di cui può beneficiare chi ha iniziato a lavorare dal 2007: se nei primi cinque anni non si usa tutto il plafond, la quota inutilizzata può essere recuperata nei successivi venti anni, innalzando del 50% il limite di deducibilità ordinario.

La fascia 50-60 dipendenti è cruciale per la previdenza complementare: dal 2026 le aziende con almeno 60 dipendenti dovranno versare il Tfr all’Inps, mentre dal 2027 si estenderà l’obbligo a quelle con 50 dipendenti, che saranno tenute a versare il Tfr al Fondo di Tesoreria Inps (afferente ai lavoratori che non aderiscono a un fondo pensione). In sostanza, con questi accorgimenti, si contrasta l’interesse dei datori di lavoro a incoraggiare i propri dipendenti a lasciare il loro Tfr nel bilancio aziendale, perché in ogni caso, quelle che impiegano almeno 50 dipendenti dovranno versarlo al Fondo di Tesoreria.