Non è arrivato come un fulmine a ciel sereno perché i cambiamenti delle politiche culturali legate a musei nazionali erano già stati annunciati nei primi mesi di quest’anno, ma nonostante ciò ha destato molto stupore la decisione dell’Archivio nazionale del cinema di Tokyo di appoggiarsi al crowdfunding per sopravvivere. Lanciata lo scorso 25 giugno, la raccolta di fondi che si propone di raggiungere i 100 milioni di yen (540mila euro) fino alla fine di settembre, ha in questi giorni toccato circa il 40 per cento dell’obiettivo finale.
La questione però è più ampia, il governo Takaichi ha infatti introdotto obiettivi di fatturato per musei e gallerie d’arte nazionali e ristrutturazioni per le istituzioni che non riusciranno a raggiungere queste quote. Nella dichiarazione ufficiale dell’Archivio nazionale del cinema, si legge che l’iniziativa del crowdfunding è necessaria per garantire continuità, ma non viene spiegato il contesto reale della situazione, la trasformazione cioè del lavoro culturale in un’industria del profitto.
LO SLITTAMENTO verso lidi da libero mercato era già stato avanzato dalle amministrazioni passate, come i governi Abe e Suga, ma è stato intensificato dall’attuale coalizione. E mentre aumentano a dismisura nell’arcipelago le spese militari o, per restare nel campo delle arti, sono stati stanziati circa 11 miliardi di yen (60 milioni di euro) di sussidi a compagnie giapponesi per sostenere l’espansione di animazione e manga all’estero.









