Oltre un milione di domande in poco più di due mesi, quasi il doppio delle attese del governo. La regolarizzazione straordinaria di persone immigrate, avviata a metà aprile dall'esecutivo di Pedro Sanchez, si chiude alla mezzanotte di oggi con numeri record e diventa il nuovo terreno di scontro politico e giudiziario in Spagna, mentre alimenta il confronto europeo sulle politiche migratorie.

Riguarda migranti già presenti nel Paese, in grado di dimostrare almeno cinque mesi di residenza continuativa al 1° gennaio scorso e senza precedenti penali.

Secondo il governo - che aveva inizialmente stimato fra le 500.000 e le 750.000 persone interessate - si tratta in maggioranza di latinoamericani, spesso impiegati in maniera irregolare, da stabilizzare e integrare. Le autorità avranno tre mesi di tempo dalla richiesta per decidere sul rilascio di un permesso di soggiorno e lavoro: se la risposta non arriva, la si considera approvata.

Per Sanchez il provvedimento rappresenta uno dei pilastri della politica migratoria del governo. Presentando il nuovo Piano di Integrazione e di Cittadinanza, per affiancare la sanatoria a programmi di inserimento nel mercato del lavoro, il premier socialista l'ha definita una scelta non solo "umanitaria", ma una risposta "legale, sicura e ordinata" ai flussi migratori.