Il 1º luglio è entrato in vigore un dazio doganale fisso di tre euro sulle importazioni di e‑commerce di basso valore. Finora, le merci importate nell’Ue per meno di 150 euro erano esentate dai dazi doganali.
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Con questa misura temporanea, i piccoli pacchi che entrano nel blocco, per lo più tramite piattaforme di shopping online, saranno soggetti a un dazio doganale fisso. L’intervento risponde a quella che il Consiglio europeo descrive come "concorrenza sleale" per i rivenditori europei, oltre a preoccupazioni per prodotti non sicuri, frodi e l’impatto ambientale dei grandi volumi di importazioni a basso costo.
Il Consiglio precisa inoltre che questo dazio doganale è distinto dalla proposta di "handling fee" (commissione di gestione), stimata in due euro, attualmente negoziata nell’ambito della più ampia riforma doganale e del piano di bilancio a lungo termine dell’Ue, un ulteriore colpo per il settore dell’e‑commerce cinese.
"L’urgenza era talmente grande che si è creato un profondo consenso politico", ha dichiarato a Euronews Dirk Gotink, eurodeputato olandese del Ppe. Ma la misura è arrivata con lentezza, "perché i Paesi hanno impiegato tempo ad accettare che, per fare qualcosa contro lo tsunami di prodotti [fast fashion] non conformi, bisogna integrare le dogane europee".















