D’ora in poi non basterà piazzarsi davanti un condizionatore o un ventilatore per ripararsi dal caldo estremo. Perché quello che stiamo sperimentando, ossia la fatica di condurre una vita normale sotto la minaccia costante di una cappa di umidità e calore a 40 gradi, potrebbe non essere cosa temporanea. Il nostro futuro, sentenziano gli esperti, sarà sempre più la fotocopia di quello che già viviamo: temperature in salita oltre il limite toccato il giorno prima, afa, sole a picco. Quindi, tranne che per anziani, bambini e persone fragili, per i quali la priorità resta evitare ad ogni costo picchi di calore perché possono costare loro anche la vita, il resto della popolazione non avrà che una possibilità: abituarsi al nuovo clima, che da impossibile da sostenere dovrà per forza di cose divenire accettabile. Questo processo si chiama acclimatazione, e gli scienziati suggeriscono sia da mettere in pratica già a breve scadenza. Una tecnica applicata al nostro corpo che dà una risposta a una domanda di fondo: possiamo sopravvivere al caldo estremo? E come?
Impariamo a gestire lo stress da calore
Identificato il calore come uno stress, dobbiamo vedere come imparare a gestirlo. Lo spiega il professor Francesco Dentali, direttore del Dipartimento di Area medica dell’Asst Sette Laghi di Varese, direttore SC Medicina Generale di Varese e presidente della Fondazione Fadoi (Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti). "Il calore è appunto uno stress, e il nostro corpo si adatta allo stress quando vi siamo esposti ripetutamente", premette Dentali. L'acclimatamento al calore è spesso utilizzato per aiutare le persone che svolgono regolarmente attività intense all'aperto, come atleti, lavoratori all'aperto e membri dell'esercito. Ma anche a chi non ha questo problema, le alte temperature possono causare colpi di calore, e persino la morte.
















