Il direttore del Centro per i rischi biologici e patogeni speciali presso il Robert Koch Institut di Berlino, Christian Herzog, e la collaboratrice del laboratorio per le tossine biologiche dello stesso istituto tedesco, Sylvia Worbs, si aggiungono ai consulenti italiani. In Germania, infatti, sono state sviluppate tecniche avanzate in grado di individuare tracce di ricina anche a mesi di distanza. Questa mattina prelievo di sangue per i familiari superstiti, Gianni e Alice Di Vita
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Arrivano anche gli esperti dalla Germania per collaborare alle indagini sulla morte di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi, madre e figlia uccise da un sospetto avvelenamento da ricina nei giorni di Natale a Pietracatella, in provincia di Campobasso. L’Ufficio federale della polizia criminale tedesca (Bka) supporterà gli investigatori italiani, come ha spiegato il procuratore di Larino, Elvira Antonelli. "La collaborazione tra italiani e tedeschi è ottima, è una cosa importante e verranno anche i poliziotti tedeschi. Che cosa faranno? Lo vedremo", si è limitata a dire Antonelli.
Esperti tedeschi usano tecniche più sviluppate
In questa fase delle indagini, i consulenti italiani vengono affiancati dal direttore del Centro per i rischi biologici e patogeni speciali presso il Robert Koch Institut di Berlino, Christian Herzog, e dalla collaboratrice del laboratorio per le tossine biologiche dello stesso istituto tedesco, Sylvia Worbs. La struttura di Berlino ha sviluppato tecniche particolarmente avanzate in grado di individuare tracce di ricina anche a mesi di distanza. Dovranno analizzare, tra l'altro, i 70 alimenti sequestrati nelle due case della famiglia Di Vita a Pietracatella per verificare la presenza di tracce di ricina. Gli stessi consulenti dovranno anche cercare tracce del veleno da indumenti, mobili e altri oggetti presenti nella casa della famiglia che sarà sottoposta a un nuovo sopralluogo probabilmente nei primi giorni di agosto.













