Il caso della ricina di Pietracatella assume una dimensione internazionale. Per individuare chi avvelenò Sara Di Vita e la madre Antonella Di Ielsi – morte lo scorso dicembre nel centro in provincia di Campobasso – gli investigatori italiani saranno affiancati da due specialisti tedeschi del Robert Koch-Institut di Berlino, scelti dalla procura di Larino per le tecniche avanzate nel rilevare la tossina anche a mesi di distanza.Gli esperti del Robert Koch-Institut e le tecniche avanzate

I consulenti italiani saranno affiancati dal direttore del Centro per i rischi biologici e patogeni speciali del Robert Koch-Institut, Christian Herzog, e dalla collaboratrice del laboratorio per le tossine biologiche dello stesso istituto, Sylvia Worbs. La procura di Larino si è rivolta a loro perché l'istituto tedesco avrebbe sviluppato metodiche particolarmente avanzate, capaci di individuare tracce di ricina anche a mesi di distanza. È coinvolta anche la polizia federale tedesca (Bka); il conferimento dell'incarico ai nuovi consulenti è in programma il 29 giugno al Centro antiveleni Maugeri di Pavia.I 70 alimenti sequestrati e il sopralluogo nella casa

Gli esperti dovranno analizzare, tra l'altro, i 70 alimenti sequestrati nei giorni successivi alle morti delle due donne, nelle abitazioni di Pietracatella dove vivevano la famiglia Di Vita e l'anziana madre di Gianni Di Vita: soprattutto cibi conservati in frigoriferi e congelatori. L'obiettivo è verificare se vi siano tracce della tossina. Gli stessi consulenti cercheranno il veleno anche su indumenti, mobili e altri oggetti, nel corso di un approfondito sopralluogo nell'abitazione della famiglia.I test sugli anticorpi ai superstiti del pasto