Non è più soltanto un progetto annunciato. A Torre di Ruggiero (CZ) gli sgraffiti di Franco Pagliarulo stanno prendendo forma sulle pareti, tra ponteggi, intonaci freschi, linee incise e colori che emergono lentamente dalla materia. L’iniziativa, già presentata come un ciclo di dieci opere dedicate alla storia locale, al Santuario e alle sue origini, nasce con l’obiettivo di trasformare il borgo in un percorso culturale a cielo aperto.
Riportare luce alla memoria
Ma oggi, mentre il lavoro entra in una fase avanzata, il senso dell’operazione appare ancora più chiaro: non si tratta di aggiungere immagini al paese, ma di riportare alla luce una memoria. Gli sgraffiti di Pagliarulo non “decorano” Torre di Ruggiero: la raccontano. E lo fanno a partire dal suo cuore spirituale, dalla devozione alla Madonna delle Grazie, dal legame profondo che ha costruito nei secoli l’identità della comunità come Civitas Mariae. Pagliarulo insiste anche su una precisazione linguistica e culturale. Ha scelto di parlare di “sgraffiti” per recuperare un termine antico e per evitare ogni equivoco con la moderna arte graffitara urbana, quella legata agli spray, ai muri metropolitani, ai linguaggi della street art contemporanea. Qui siamo in un’altra dimensione: lo sgraffito è una tecnica murale antica, legata alla decorazione architettonica medievale e rinascimentale, ottenuta incidendo strati di intonaco di colore diverso per far emergere il disegno dalla superficie. È proprio questa dimensione artigianale, lenta, materica, quasi liturgica, a rendere il cantiere di Torre di Ruggiero qualcosa di diverso da un intervento estetico. Ogni opera nasce da un gesto che non aggiunge semplicemente colore, ma scava. L’immagine non viene appoggiata sul muro: viene fatta emergere. È una metafora potente per un paese che sceglie di interrogare la propria storia non come repertorio nostalgico, ma come risorsa viva.









