“Vogliamo vivere”, “Vogliamo respirare“. È il coro dei bambini di Priolo, a pochi chilometri da Siracusa. Mentre altrove la fine dell’anno scolastico si celebra con una recita, gli studenti del piccolo comune siciliano hanno concluso le lezioni sfilando per le strade con cartelli e striscioni per chiedere il rispetto del diritto alla salute e all’aria pulita, contro il polo petrolchimico più grande d’Italia.
Da settimane odori di idrocarburi e zolfo rendono l’aria irrespirabile. Miasmi che raggiungono non solo Priolo, ma anche Melilli, Augusta e Siracusa. L’odore è così intenso che molti cittadini, nonostante il caldo, sono stati costretti a chiudere le finestre di casa, tenendo sempre accesi i condizionatori. Ma la puzza è soltanto l’aspetto più evidente di un problema che preoccupa molto gli abitanti. Sempre più residenti infatti segnalano malori e denunciano una qualità dell’aria che condiziona la vita quotidiana di decine di migliaia di persone.
L’ultimo episodio si è verificato durante un Grest organizzato in un campetto di calcio di Priolo. Alcuni bambini hanno accusato malori dopo una folata di vento che ha portato con sé odori nauseabondi. Le numerose segnalazioni hanno spinto la Procura di Siracusa ad aprire un’inchiesta. La procuratrice Sabrina Gambino ha confermato che “sono in corso accertamenti” per verificare eventuali violazioni della normativa sulle emissioni industriali. I primi rilievi dell’Arpa, effettuati attraverso le centraline installate nelle aree più critiche, hanno evidenziato picchi di benzene, superamenti dei limiti per l’idrogeno solforato e criticità legate alle concentrazioni di ozono.









