Il nuovo rapporto dell'organizzazione israeliana per i diritti umani documenta 54 minori palestinesi uccisi nel solo 2025, quattro volte la media degli anni precedenti. Nessun rinvio a giudizio per i soldati dall'ottobre 2023Il nuovo rapporto dell'organizzazione israeliana per i diritti umani documenta 54 minori palestinesi uccisi nel solo 2025, quattro volte la media degli anni precedenti. Nessun rinvio a giudizio per i soldati dall'ottobre 2023Il giorno in cui è morto, Mohammed al-Halaq era tornato di corsa a casa per mostrare alla madre una cartella nuova ricevuta a scuola, con il logo dell'Unicef. Era andato a chiedere se poteva averne una anche per il fratello, poi era uscito a cacciare uccelli con una rete che aveva costruito lui stesso. Nel pomeriggio era andato a giocare a calcio in un cortile scolastico. Quando due jeep dell'esercito israeliano si sono avvicinate, i ragazzi sono scappati in tutte le direzioni. Un soldato è sceso dal mezzo e ha puntato il fucile verso la collina dove alcuni di loro stavano guardando. Mohammed è stato colpito all'addome, ha fatto qualche passo e si è accasciato. Chi ha cercato di raggiungerlo è stato tenuto indietro da altri spari e dai lacrimogeni. Aveva nove anni, era il 16 ottobre dello scorso anno. Come raccontato dal Guardian, Mohammed è uno dei 235 bambini e adolescenti palestinesi uccisi dalle forze israeliane in Cisgiordania dal 7 ottobre 2023 al 7 giugno 2026, secondo il rapporto “Unshielded Childhood”, pubblicato il 29 giugno dall'organizzazione israeliana per i diritti umani B'Tselem. Il documento si concentra sui 54 minori uccisi nel solo 2025, più del quadruplo della media annuale registrata tra il 2005 e il 2021.L'escalation inizia nel 2022, quando i morti raddoppiano da 16 a 34, in coincidenza con un allentamento delle regole d'ingaggio annunciato dall'esercito a fine 2021, che ha autorizzato l'uso del fuoco letale anche contro chi lancia pietre in fuga. Dopo il 7 ottobre 2023, le regole sono state ulteriormente ampliate: nel 2023 vengono uccisi 120 minori, 80 dei quali nei tre mesi successivi all'attacco di Hamas, nel 2024 altri 89, nel 2025, pur in calo rispetto ai due anni precedenti, le vittime sono comunque 54, di cui tre tra i due e i nove anni, nove tra i dieci e i tredici, trentadue tra i quattordici e i diciassette. B'Tselem ha esaminato le circostanze di ogni caso: solo due dei 54 erano armati di armi da fuoco al momento in cui sono stati uccisi, almeno 21 non erano coinvolti in nessuno scontro, nemmeno ai margini. Nel 2026, dall'inizio dell'anno al 7 giugno, altri 12 minori sono stati uccisi in Cisgiordania, tra cui due fratelli di cinque e sei anni nella città di Tamun e un bambino di sette mesi a Hebron, colpito mentre si trovava in auto con i genitori. Il generale Avi Bluth, comandante del Comando centrale dell'esercito operativo in Cisgiordania, ha dichiarato pubblicamente che “stiamo uccidendo come non facevamo dal 1967” e sostenuto che “il 96% dei morti era coinvolto in attività terroristiche”. B'Tselem definisce questa affermazione “una bugia spudorata”. L'Idf ha dichiarato al Guardian di non “prendere di mira intenzionalmente civili non coinvolti” e che ogni segnalazione viene esaminata e indagata.Tra le storie raccolte dal rapporto c'è quella di Rimas Amuri, 13 anni, uccisa nel febbraio dello scorso anno davanti casa sua nel campo profughi di Jenin. Era un venerdì, stava giocando con i cugini, il traffico scorreva normalmente. Secondo l'Idf, i soldati “avevano identificato una figura sospetta che si muoveva vicino alle forze in operazione": avrebbero chiamato la ragazza, e quando non ha risposto le hanno sparato alla parte inferiore del corpo. L'indagine di B'Tselem ha rilevato che a quaranta metri di distanza i soldati avrebbero potuto vedere che si trattava di una bambina, che nessun testimone ha sentito alcun avvertimento e che, secondo il referto medico, Rimas è stata colpita alla schiena, suggerendo che potrebbe non essersi accorta della presenza dei soldati. La polizia militare ha interrogato testimoni, ma la famiglia non ha ricevuto aggiornamenti su alcuna indagine. Diversa, eppure uguale, è la storia di Layla al-Khatib, due anni, uccisa dentro casa sua, seduta in braccio alla madre mentre la famiglia stava cenando. Un proiettile sparato dai soldati israeliani che avevano requisito un edificio vicino l'ha raggiunta alla testa. Il nonno Bassam è andato in strada a cercare aiuto, ma il medico militare chiamato dai soldati ha risposto: “Non posso aiutarla”. Layla è morta in ospedale. Secondo i dati dell'organizzazione Yesh Din, dall'ottobre 2023 nessun israeliano è stato rinviato a giudizio per l'uccisione di un palestinese in Cisgiordania.“L'uccisione diffusa e senza precedenti di bambini e adolescenti palestinesi in Cisgiordania è il risultato di una politica più ampia che consente di uccidere palestinesi senza alcuna responsabilità”, ha dichiarato Yuli Novak, direttrice esecutiva di B'Tselem. “Il sistema non si limita a sostenere chi spara: di fatto gli conferisce una licenza di uccidere”. Il rapporto segnala un ulteriore elemento di crudeltà sistematica: in quasi un quarto dei casi esaminati, tredici bambini in tutto, l'esercito ha ritardato o impedito l'intervento dei soccorsi, con tempi di blocco che in alcuni casi hanno superato i quaranta minuti. Al 6 giugno 2026, Israele tratteneva ancora 18 delle 54 salme, impedendo alle famiglie di seppellire i propri figli. Una settimana fa, una commissione d'inchiesta internazionale indipendente delle Nazioni Unite ha concluso che “le autorità e le forze di sicurezza israeliane hanno deliberatamente preso di mira bambini palestinesi, dando luogo a genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra nella Striscia di Gaza e a crimini di guerra in Cisgiordania”. Tutto questo, ha ricordato B'Tselem nel rapporto, accade mentre a Gaza le forze israeliane hanno ucciso dall'ottobre 2023 oltre 21mila bambini.Tag LEGGI ANCHE L'E COMMUNITYEntra nella nostra community Whatsapp