Giovanardi: "Utilizzare quei 150 milioni che sono fermi nelle casse dello Stato", Torna d'attualità la pista palestinese

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Il dovere della verità. Di seguitare a cercarla, il più possibile. All'indomani della decisione di Palazzo Chigi di opporsi alla richiesta di archiviazione dell'inchiesta sulla strage di Ustica è questo il coro unanime e trasversale che si è levato a gran voce. Dal presidente della Repubblica alle opposizioni: tutti hanno applaudito alla scelta dell'esecutivo. La speranza, nonostante per la procura di Roma non ci siano spunti utili per proseguire, è quella di cercare ancora. Per dare giustizia a quelle 81 persone che il 27 giugno 1980 morirono a bordo del Dc9 Itavia decollato da Bologna e diretto a Palermo. E per accendere i riflettori su una pista, quella palestinese, forse non considerata degnamente né dai media né da una parte politica. Di questo ne è certo l'ex ministro Carlo Giovanari secondo cui "esiste una sentenza passata in giudicato che ha assolto i generali dell'Aeronautica da ogni addebito e le perizie, il Parlamento e il Governo hanno accertato che il DC9 esplose per una bomba collocata nella toilette di bordo. Eppure, finora anche sui media, continua a prevalere la tesi della battaglia aerea, sostenuta dall'associazione dei parenti delle vittime guidata da Daria Bonfietti, nonostante esistano decine di versioni diverse, perfino con ipotesi sugli israeliani o sugli UFO". Giovanardi al Giornale ricorda che "undici esperti, nel processo, dopo quattro anni di lavoro e 4.000 pagine di relazione, conclusero unanimemente per l'esplosione interna, ma l'indagine continuò a inseguire la battaglia nei cieli. Quando intervenni in Parlamento illustrai la documentazione NATO e mostrai i tracciati radar: nell'istante dell'esplosione non risultava alcun velivolo nelle vicinanze del DC9".