Il segnale forte che tutti aspettavano è arrivato. Nel giorno del 46° anniversario della strage di Ustica, il Governo ha annunciato che si opporrà alla richiesta di archiviazione presentata dalla procura di Roma per l’inchiesta ancora aperta sui tragici fatti del 27 giugno 1980, quando il Dc9 Itavia fu abbattuto sul mar Tirreno mentre viaggiava da Bologna a Palermo con 81 persone a bordo. «Il Governo, tramite l’avvocatura dello Stato, si opporrà alla richiesta di archiviazione», ha annunciato Palazzo Chigi in una nota arrivata alle nove di sera. E lo farà nell’udienza che si terrà il 30 settembre davanti al gip di Roma che dovrà decidere se accogliere o meno la richiesta della procura, a cui si sono opposte anche le due associazioni dei parenti delle vittime. I familiari da tempo chiedevano che il Governo si schierasse in prima persona per tenere aperta l’inchiesta e continuare a cercare la verità. Tanto che Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione dei parenti delle vittime di Ustica, ora esprime «soddisfazione» e «ringrazia la presidente Meloni per la scelta». Bonfietti aveva anche scritto alla premier chiedendole che, nel vertice bilaterale con il presidente francese Macron, ponesse la questione delle mancate risposte alle rogatorie dei pm romani. Già, perché la procura ha chiesto l’archiviazione spiegando che il Dc9, quel tragico giorno di 46 anni fa, fu abbattuto durante un combattimento aereo fra caccia americani o francesi che inseguivano un jet libico. Il problema è che Usa e Francia non hanno fornito risposte esaurienti alle rogatorie, per cui ora (secondo i pm) è impossibile stabilire chi abbia materialmente abbattuto il Dc9. Bonfietti chiede dunque che il Governo, oltre alla lodevole opposizione all’archiviazione, si impegni in maniera risoluta a livello politico e diplomatico per ottenere quelle risposte dai Paesi alleati che non sono mai arrivate. Non è un’impresa semplice, ne sono tutti consapevoli. Ma l’Italia non può accettare di non sapere cos’è successo a Ustica il 27 giugno 1980. Così come non lo possono accettare i parenti delle vittime. L’inchiesta deve andare avanti, e con essa deve aprirsi finalmente una breccia nel famigerato muro di gomma. L’impegno di tutti, dalle associazioni ai magistrati, dalle istituzioni locali al Governo, deve andare in questo senso. Tutti uniti, forse si potrà ottenere qualcosa. La verità non si archivia.