«I registi siamo un gruppo di disgraziati che si dedicano a fare qualcosa che, dal punto di vista tecnologico, è quasi obsoleto», dichiarava Orson Welles in un'intervista del 1985, raccolta da 'Arte TV' (fonte in spagnolo), pochi mesi prima della sua morte. Qualcosa di simile avrebbe potuto dirlo Alonso Quijano a proposito del mestiere di cavaliere, già in disuso nella Spagna rinascimentale testimone delle sue avventure, e questo spiegherebbe perché uno dei cineasti più influenti della storia sentì il bisogno di adattare il classico cervantino.

PUBBLICITÀ

Quasi 40 anni dopo, un progetto guidato dalla Filmoteca Española, in collaborazione con la Cinémathèque Française, la Cineteca Nazionale italiana e il Filmmuseum di Monaco, punta a raccogliere il materiale disperso in questi quattro Paesi per ricostruire il sogno del regista. Un film le cui riprese iniziarono nel 1957 in Messico e si prolungarono per i tre decenni successivi della sua vita, senza che la versione finale vedesse mai la luce.

«Non parliamo di un restauro», precisa Esteve Riambau, storico specializzato in Welles ed ex direttore della Filmoteca de Catalunya. «Parliamo della ricostruzione di un film che cambiava idee, materiali, che incorporava e scartava... È ancora presto per sapere se abbiamo tutto o che cosa ci manca», aggiunge in una telefonata da Bologna, città dove ha presentato questo progetto al festival Il Cinema Ritrovato insieme alla direttrice della Filmoteca Española, Valeria Camporesi.